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Cosa trovarono i soldati americani nella camera da letto della “Strega di Buchenwald”

Il 13 aprile 1945, alla periferia di Weimar, in Germania, era una splendida giornata di primavera, illuminata da un sole caldo e da un cielo limpido. Un reparto di soldati americani dell’80ª Divisione di Fanteria sfondò la porta di una lussuosa villa. L’interno della casa era impeccabile: tappeti orientali di grande valore, lampadari di cristallo, mobili raffinati e dipinti costosi adornavano ogni stanza. Nell’aria si diffondeva il delicato profumo di un esclusivo profumo francese.

Sembrava la dimora di una celebrità del cinema. Ma non lo era. Era la casa di Ilse Koch, la moglie del comandante del campo di concentramento di Buchenwald, la donna il cui nome i prigionieri pronunciavano a bassa voce nei loro peggiori incubi. La chiamavano la Strega di Buchenwald. I soldati iniziarono a perquisire la villa. Cercavano ufficiali delle SS nascosti. Cercavano armi. Cercavano qualsiasi prova che potesse essere utile.

Ma nello studio trovarono qualcosa di completamente inaspettato. Un sergente americano si avvicinò a un elegante tavolo di legno. Sopra vi era una lampada. Era un oggetto di grande fattura. La base era di legno finemente lavorato, mentre il paralume era realizzato con una strana pelle di colore chiaro. Era sottile, quasi traslucida, e sorprendentemente delicata. Il sergente allungò una mano e la sfiorò. La consistenza gli sembrò insolita. Non assomigliava alla pelle bovina. Non sembrava neppure pelle di capra. Aveva una consistenza che gli provocò un brivido lungo la schiena.

Poi osservò l’oggetto con maggiore attenzione. Notò sottili linee sulla superficie. Vide un disegno che ricordava chiaramente un tatuaggio. Per un istante rimase immobile. Quindi chiamò il medico del reparto. «Doc, vieni a vedere questa cosa.» Il medico si avvicinò, esaminò attentamente la lampada, poi osservò alcune copertine di libri sugli scaffali e infine un paio di guanti appoggiati sulla scrivania. Dopo alcuni lunghi istanti alzò lentamente lo sguardo verso il sergente.

Il suo volto era diventato completamente pallido. «Sergente», sussurrò con voce appena udibile, «questa non è pelle animale. È pelle umana.»

I soldati indietreggiarono sconvolti. Per un momento nessuno riuscì a pronunciare una parola. Si trovavano in quella che sembrava una vera casa degli orrori, una dimora nella quale, secondo le accuse dell’epoca, erano conservati oggetti realizzati con i resti delle vittime dei campi di concentramento. Questa è la storia di Ilse Koch, una delle figure più controverse e famigerate del Terzo Reich. È la storia della sua ossessione per i tatuaggi, delle terribili accuse che la circondarono e del momento in cui, dopo la caduta della Germania nazista, la giustizia americana riuscì finalmente a raggiungere la donna conosciuta in tutto il mondo come la Strega di Buchenwald.

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