“Wehrmacht contro Waffen-SS: la rivalità interna che divise la macchina militare nazista” . hyn

Immaginate un campo ghiacciato nell’Unione Sovietica, nell’inverno del 1941. La temperatura scende a venti gradi sotto zero. La neve ricopre le strade, i boschi e le posizioni tedesche. Il vento penetra attraverso i vestiti e trasforma ogni ora trascorsa all’aperto in una prova di resistenza.

In una trincea scavata nel terreno gelato, un ufficiale della Wehrmacht osserva i suoi uomini.

Sono stanchi. Alcuni hanno i piedi congelati. I rifornimenti arrivano con difficoltà. Gli indumenti invernali sono insufficienti e l’esercito tedesco, dopo l’avanzata iniziale dell’Operazione Barbarossa, sta scoprendo che la guerra contro l’Unione Sovietica sarà molto diversa da quella immaginata a Berlino.

Poi, sulla strada innevata, compare una colonna di soldati.

Sono Waffen-SS.

Indossano uniformi militari, portano equipaggiamento moderno e appartengono a formazioni che il regime nazista ha costruito per essere molto più di una normale unità dell’esercito.

L’ufficiale li guarda arrivare.

Non prova necessariamente sollievo.

Tra una parte della Wehrmacht e le Waffen-SS esiste infatti una rivalità che va ben oltre la semplice competizione tra reparti. È una rivalità nata dalla struttura stessa del Terzo Reich: da una parte l’esercito tradizionale, con le sue accademie, i suoi gradi e le sue tradizioni; dall’altra una forza armata legata direttamente alle SS e al progetto ideologico di Heinrich Himmler.

Ma la realtà era più complessa di una semplice guerra tra “soldati professionisti” e “fanatici”.

La Wehrmacht non fu un’organizzazione estranea al nazismo. I suoi vertici collaborarono con Hitler, accettarono la progressiva politicizzazione dell’esercito e parteciparono alla guerra di annientamento nell’Est. Le forze armate tedesche fornirono anche supporto logistico alle SS e, in numerosi casi, parteciparono direttamente o indirettamente alle persecuzioni e agli omicidi di massa.

Proprio questa contraddizione rende la rivalità ancora più interessante.

Due modi diversi di costruire il potere militare

La Wehrmacht nacque nel 1935 dalla trasformazione della Reichswehr e rappresentava le forze armate regolari della Germania nazista.

La sua classe dirigente proveniva in larga misura dalla tradizione militare prussiana. Gli ufficiali erano formati attraverso scuole e accademie militari e attribuivano grande importanza alla disciplina, alla catena di comando e alla professionalità.

Ma l’immagine di una Wehrmacht completamente “apolitica” è una costruzione successiva che gli storici hanno ampiamente messo in discussione.

Prima ancora della guerra, l’esercito si era adattato al regime. I suoi vertici avevano sostenuto il riarmo, accettato l’espulsione degli ebrei dalle forze armate e prestato un giuramento personale a Hitler.

La Waffen-SS aveva invece un’origine differente.

Le SS erano inizialmente nate come organizzazione di protezione del movimento nazista e di Hitler. Heinrich Himmler trasformò progressivamente l’organizzazione in uno degli strumenti fondamentali del regime.

Alla fine del 1939 Hitler autorizzò la creazione di una vera forza armata delle SS: la Waffen-SS.

Da poche unità iniziali, essa sarebbe cresciuta fino a comprendere più di venti divisioni e centinaia di migliaia di uomini. La sua struttura arrivò a competere direttamente con quella delle forze armate tradizionali.

Il problema non era soltanto militare

La differenza fondamentale riguardava il rapporto con il regime.

Un ufficiale della Wehrmacht poteva identificarsi con la professione militare, con la Germania e con la tradizione dell’esercito.

La Waffen-SS era invece profondamente legata alla visione ideologica delle SS.

Il reclutamento e l’addestramento erano accompagnati dall’indottrinamento nazista. L’ideologia razziale, l’antisemitismo e la concezione della guerra come lotta esistenziale contro il “bolscevismo” facevano parte della cultura dell’organizzazione.

Questo contribuì a creare una particolare identità di corpo.

Per Himmler, la Waffen-SS non doveva essere semplicemente un altro esercito.

Doveva essere uno strumento politico e militare capace di garantire alla SS un potere autonomo rispetto alle élite tradizionali tedesche.

E questo rappresentava una minaccia per i vertici della Wehrmacht.

Una rivalità per il potere

La questione fondamentale non era soltanto: “Chi combatte meglio?”

Era: “Chi controllerà la Germania dopo la guerra?”

Himmler voleva trasformare le SS in una struttura capace di competere con le istituzioni tradizionali dello Stato.

L’espansione della Waffen-SS faceva parte di questo progetto.

Più divisioni significavano più uomini.

Più uomini significavano più comandanti.

Più comandanti significavano maggiore influenza.

E maggiore influenza significava una sfida diretta alla posizione dell’esercito.

Durante la guerra, questa competizione diventò sempre più evidente.

Quando la Wehrmacht iniziò a subire sconfitte sempre più gravi sul fronte orientale, il prestigio dei suoi generali diminuì agli occhi di Hitler. Parallelamente, Himmler e le SS conquistarono nuovi spazi di potere.

Secondo lo United States Holocaust Memorial Museum, già nel 1942 le SS avevano assunto un ruolo crescente nel coordinamento delle operazioni antipartigiane nei territori sovietici occupati. Dopo il fallito attentato contro Hitler del 20 luglio 1944, Himmler ricevette inoltre il comando dell’Ersatzheer, l’esercito di riserva.

La rivalità quindi non rimase confinata al campo di battaglia.

Diventò una lotta istituzionale.

Eppure combattevano dalla stessa parte

Qui emerge la parte più importante della storia.

Sarebbe sbagliato immaginare Wehrmacht e Waffen-SS come due eserciti nemici che combattevano segretamente una guerra interna.

Non era così.

Quando la Germania invase l’Unione Sovietica nel giugno 1941, Wehrmacht e SS operarono spesso fianco a fianco.

Il conflitto orientale era stato concepito fin dall’inizio come una guerra ideologica e razziale.

Il cosiddetto “Commissar Order”, emanato il 6 giugno 1941, ordinava ai soldati tedeschi di uccidere i commissari politici sovietici catturati. Il provvedimento rappresentava chiaramente la natura ideologica della guerra a est.

L’esercito inoltre cooperò con le SS nella persecuzione degli ebrei e nella repressione dei civili.

Unità della Wehrmacht fornirono assistenza logistica, parteciparono a operazioni di rastrellamento e in alcuni casi presero parte direttamente alle uccisioni.

Questo significa che la rivalità tra le due organizzazioni non deve essere confusa con una differenza morale assoluta.

La Wehrmacht non era la “buona” alternativa alle SS.

Era parte della macchina militare del regime nazista.

Ma sul campo esistevano differenze reali

La competizione diventava particolarmente evidente quando le unità Waffen-SS cercavano di dimostrare il proprio valore.

Alcune formazioni Waffen-SS svilupparono una reputazione di aggressività e fanatismo combattivo.

Ma anche qui bisogna evitare un’altra semplificazione.

Essere Waffen-SS non significava automaticamente essere un soldato migliore.

La qualità delle unità variava enormemente. Alcune divisioni erano considerate formazioni combattenti esperte; altre, soprattutto quelle create più tardi e con personale meno qualificato, avevano capacità molto inferiori.

Con l’espansione della Waffen-SS, inoltre, il reclutamento si allargò considerevolmente.

Alla fine della guerra, centinaia di migliaia di uomini non tedeschi avevano servito nelle formazioni Waffen-SS. L’organizzazione, inizialmente concepita come forza d’élite, era diventata una struttura militare enorme e sempre più diversificata.

L’inverno del 1941 cambiò tutto

Tornate ora a quella trincea immaginaria.

L’ufficiale della Wehrmacht vede arrivare i soldati Waffen-SS.

Ma dietro di loro non c’è soltanto una nuova unità.

C’è il fallimento di una strategia.

L’esercito tedesco aveva previsto una campagna rapida.

L’Unione Sovietica avrebbe dovuto essere sconfitta in pochi mesi.

Mosca sarebbe caduta.

L’Armata Rossa sarebbe crollata.

La guerra sarebbe finita prima dell’inverno.

Non accadde.

Quando arrivò il freddo, milioni di soldati tedeschi si trovarono impegnati in una guerra che non aveva più nulla della campagna breve immaginata dai pianificatori.

E il problema non era soltanto il gelo.

Mancavano carburante, rifornimenti, equipaggiamento adeguato e mezzi di trasporto.

La distanza tra il fronte e le basi logistiche tedesche diventava enorme.

La neve rallentava tutto.

L’Armata Rossa continuava a combattere.

La guerra lampo si trasformava in una guerra di logoramento.

La vera tragedia della rivalità

La rivalità tra Wehrmacht e Waffen-SS non fu quindi, da sola, la causa della sconfitta tedesca.

Attribuire alla competizione interna il collasso della Germania sarebbe storicamente troppo semplice.

La sconfitta derivò da una combinazione molto più ampia di fattori: l’enorme capacità di mobilitazione sovietica, la guerra su più fronti, le difficoltà logistiche, la superiorità industriale degli Alleati e le decisioni strategiche della leadership nazista.

Ma la competizione tra istituzioni contribuì a rendere il sistema sempre più frammentato.

Hitler incoraggiò spesso la concorrenza tra strutture diverse del regime invece di creare un sistema amministrativo completamente unificato.

La Wehrmacht aveva il proprio comando.

Le SS avevano il proprio.

La Luftwaffe disponeva di proprie strutture.

Il Partito nazista possedeva una propria rete di potere.

E Himmler cercava continuamente di ampliare l’influenza delle SS.

Questa sovrapposizione non significava automaticamente inefficienza in ogni operazione, ma creava inevitabilmente conflitti di autorità e competenze.

Alla fine, nessuno vinse davvero

Nel 1945 la Germania era distrutta.

La Wehrmacht era stata spezzata.

La Waffen-SS era crollata insieme al regime che l’aveva creata.

La rivalità che per anni aveva alimentato ambizioni, prestigio e lotte per il potere non aveva prodotto un vincitore.

Aveva contribuito a una struttura militare sempre più politicizzata, mentre la Germania affrontava una guerra che non poteva sostenere indefinitamente.

E c’è un’ultima ironia storica.

Dopo la guerra, molti ex generali della Wehrmacht cercarono di presentarsi come professionisti militari che avevano combattuto separatamente dai crimini nazisti.

Per decenni questa rappresentazione contribuì alla cosiddetta leggenda della “Wehrmacht pulita”.

La ricerca storica successiva ha mostrato quanto fosse fuorviante: la Wehrmacht partecipò alla guerra di annientamento e collaborò con le SS in numerosi crimini.

Per questo la rivalità tra Wehrmacht e Waffen-SS deve essere compresa nella sua complessità.

Non era una lotta tra il bene e il male.

Era una competizione tra due componenti della stessa dittatura.

Una rappresentava la tradizione militare professionale che si era adattata e aveva collaborato con il regime.

L’altra rappresentava l’espansione armata dell’apparato SS, costruita attorno all’ideologia nazista e alla volontà di Himmler di creare un nuovo centro di potere.

Sul fronte orientale, queste due realtà potevano combattersi per prestigio, risorse e autorità.

Ma davanti all’Armata Rossa, marciavano spesso nella stessa direzione.

Ed è proprio questa contraddizione a rendere la loro storia così significativa.

Non furono due Germanie in guerra tra loro.

Furono due strumenti diversi dello stesso regime, impegnati contemporaneamente nella lotta per il potere e nella guerra di conquista che avrebbe portato alla distruzione della Germania nazista.

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