«Voi mangiate per ultimi»: Patton e l’arroganza degli ufficiali delle SS prigionieri . HYN

«Voi mangiate per ultimi»: Patton e l’arroganza degli ufficiali delle SS prigionieri

La guerra era finita.

Eppure, per alcuni uomini che avevano combattuto sotto la bandiera del Terzo Reich, sembrava che il mondo non avesse ancora ricevuto il messaggio.

Era il 1945. La Germania era stata sconfitta, le città erano devastate, milioni di persone erano rimaste senza casa e un continente intero cercava lentamente di rialzarsi dalle macerie. Nei campi per prigionieri, soldati tedeschi catturati dagli Alleati aspettavano di conoscere il proprio destino.

Tra loro c’erano anche uomini che avevano ricoperto incarichi importanti nell’apparato militare e politico nazista.

Alcuni erano abituati a essere obbediti.

Avevano trascorso anni in ambienti dove il grado, l’uniforme e l’appartenenza a una determinata organizzazione bastavano a stabilire chi poteva comandare e chi doveva obbedire. Avevano vissuto in un sistema costruito sulla gerarchia, sulla disciplina e, nel caso delle SS, su una ideologia razzista e criminale che aveva contribuito alla persecuzione e allo sterminio di milioni di persone.

La resa militare, però, aveva cancellato il loro potere.

Di fronte agli Alleati non erano più comandanti.

Erano prigionieri.

E proprio questo passaggio, per alcuni di loro, risultò intollerabile.

Il rifiuto della nuova realtà

Secondo il racconto tramandato attorno a questo episodio, alcuni ex ufficiali delle SS avrebbero protestato contro le condizioni di vita del campo, lamentandosi del trattamento ricevuto.

Il problema, almeno secondo la versione più diffusa della storia, riguardava anche il cibo.

Le razioni erano quelle destinate ai prigionieri. La distribuzione avveniva secondo le regole stabilite dalle autorità del campo e non in base al grado che gli uomini avevano posseduto durante il regime nazista.

Per quegli ufficiali, tuttavia, la situazione rappresentava un’umiliazione.

Non volevano mangiare come i soldati semplici.

Non volevano stare in fila.

Non volevano essere trattati come uomini che avevano perso la guerra.

Volevano conservare, anche dietro il filo spinato, qualcosa del privilegio che avevano avuto quando erano al potere.

Nella loro mentalità, il grado continuava a essere una forma di diritto.

Per gli americani, invece, la guerra aveva cambiato tutto.

Una divisa non poteva trasformarsi automaticamente in un privilegio.

E soprattutto, il fatto di essere stato un ufficiale non significava avere diritto a una posizione superiore rispetto agli altri prigionieri.

Patton davanti alla protesta

Il generale George S. Patton era una figura particolarmente adatta a rappresentare questa nuova realtà.

{“fallbackMarkdown”:”George S. Patton”,”reference”:{“alt”:”George S. Patton”,”category”:”people”,”extra_params”:{“disambiguation”:”U.S. Army general in World War II”},”name”:”George S. Patton”,”prompt_text”:”George S. Patton”,”status”:”done”,”type”:”entity”},”referenceKey”:”0″,”showLoginRequiredCard”:false} era noto per il suo carattere duro, per il linguaggio diretto e per una concezione estremamente rigida della disciplina militare.

Durante la guerra aveva comandato grandi unità americane in Nord Africa, Sicilia, Francia e Germania. Era un comandante aggressivo, spesso controverso, ma profondamente convinto dell’importanza dell’ordine e della disciplina.

Di fronte a una protesta fondata sul vecchio concetto di rango, la sua reazione, secondo la versione popolare dell’episodio, sarebbe stata gelida.

Non ci sarebbe stata una lunga discussione.

Non avrebbe

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