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Montgomery definì davvero le truppe americane «codarde»? La parola che Eisenhower non pronunciò mai

Il 9 gennaio 1945, nel quartier generale alleato in Europa, la crisi tra americani e britannici aveva raggiunto un punto delicatissimo.

La Battaglia delle Ardenne era ancora recente. Le forze tedesche avevano sfondato il fronte americano in Belgio e Lussemburgo, provocando una delle più gravi emergenze militari affrontate dagli Alleati occidentali.

Per alcuni giorni, due armate americane erano state poste sotto il comando temporaneo del feldmaresciallo britannico Bernard Montgomery.

Era stata una decisione operativa presa da Dwight D. Eisenhower durante una crisi.

Ma quando Montgomery parlò pubblicamente della battaglia, trasformò una questione militare in una crisi politica.

Da quel momento, il problema non fu più soltanto chi avesse combattuto meglio nelle Ardenne.

Il problema era diventato: chi aveva il diritto di raccontare quella vittoria?

E Eisenhower aveva una risposta molto precisa.

Montgomery non chiamò gli americani “codardi”

Questa è la prima cosa da chiarire.

Non esiste una fonte affidabile che dimostri che Montgomery abbia definito le truppe americane “codarde” durante la sua conferenza stampa del 7 gennaio 1945.

La parola è diventata parte di alcune versioni sensazionalistiche della storia, ma non corrisponde a ciò che Montgomery disse realmente.

Il problema, tuttavia, non era inventato.

La sua conferenza stampa provocò una reazione estremamente negativa perché il feldmaresciallo descrisse la crisi delle Ardenne in un modo che molti americani interpretarono come una celebrazione del ruolo britannico a scapito di quello americano.

Ed era questo che Eisenhower non poteva permettere.

Perché la maggior parte dei soldati che avevano combattuto e subito le perdite nella battaglia erano americani.

Il disastro delle Ardenne

Il 16 dicembre 1944 Hitler lanciò l’operazione Wacht am Rhein.

L’obiettivo era ambizioso: sfondare le linee alleate nelle Ardenne, attraversare il Belgio, raggiungere Anversa e dividere le forze britanniche e americane.

L’attacco colse gli Alleati di sorpresa.

Le unità tedesche avanzarono rapidamente.

Le linee americane furono sottoposte a una pressione enorme.

In alcuni settori, reparti statunitensi combatterono fino all’esaurimento. In altri, furono costretti a ritirarsi.

Ma la situazione non rappresentò un collasso generale dell’esercito americano.

Alcune unità resistettero con straordinaria determinazione.

Il caso più famoso fu Bastogne, dove la 101st Airborne Division e altre unità resistettero all’accerchiamento tedesco.

E da sud arrivava la Terza Armata di George S. Patton.

Il 26 dicembre, la 4th Armored Division di Patton raggiunse Bastogne e aprì un corridoio verso la guarnigione americana.

La controffensiva era già in corso.

Perché Eisenhower aveva messo gli americani sotto Montgomery?

Qui bisogna comprendere la situazione dal punto di vista di Eisenhower.

Il saliente tedesco aveva creato una situazione estremamente difficile.

Il generale Omar Bradley comandava la 12th Army Group, ma il suo quartier generale si trovava in una posizione che rendeva complicata la gestione del fianco settentrionale del saliente.

Eisenhower decise quindi di affidare temporaneamente la Prima Armata e la Nona Armata americane a Montgomery.

Era una soluzione di emergenza.

Non significava che Montgomery fosse diventato comandante dell’esercito americano.

Non significava che Eisenhower avesse perso fiducia in Bradley.

E soprattutto non significava che le truppe americane fossero considerate incapaci di combattere.

Era semplicemente un modo per creare una struttura di comando più semplice mentre il fronte era in crisi.

Ma questa decisione aveva creato un problema.

Montgomery aveva ottenuto un’enorme autorità temporanea.

E il suo modo di esercitarla avrebbe provocato una reazione violenta.

La conferenza del 7 gennaio

Il 7 gennaio 1945 Montgomery incontrò i giornalisti a Zonhoven, in Belgio.

La sua intenzione dichiarata era anche quella di difendere Eisenhower dalle critiche.

Ma il feldmaresciallo parlò a lungo e presentò la propria interpretazione della battaglia.

Descrisse il modo in cui aveva organizzato le forze nel settore settentrionale.

Spiegò come aveva preparato una linea difensiva e come le truppe britanniche fossero state messe in posizione per contenere l’avanzata tedesca.

Da un punto di vista strettamente militare, Montgomery aveva effettivamente avuto un ruolo importante.

Ma mancava qualcosa.

Il pubblico americano non vedeva una dettagliata spiegazione dello stato maggiore.

Vedeva un feldmaresciallo britannico che sembrava raccontare come aveva preso in mano la situazione quando gli americani erano stati messi in difficoltà.

La percezione fu devastante.

Il problema non era una parola

Eisenhower non reagì perché Montgomery aveva pronunciato la parola “codardi”.

Non l’aveva pronunciata.

Reagì perché il modo in cui la storia veniva raccontata rischiava di distruggere la fiducia tra i due eserciti.

Omar Bradley era furioso.

George Patton aveva già un rapporto estremamente difficile con Montgomery.

Molti ufficiali americani ritenevano che il feldmaresciallo britannico avesse esagerato il proprio contributo.

E negli Stati Uniti la stampa cominciò a trasformare la vicenda in una controversia nazionale.

Era una situazione pericolosa.

Eisenhower aveva un problema molto più grande di Montgomery

Eisenhower comandava una coalizione.

Non un esercito nazionale.

Il suo quartier generale comprendeva americani, britannici, canadesi e altre forze alleate.

Per questo la sua autorità dipendeva in parte dalla fiducia reciproca.

Un generale britannico non poteva dare l’impressione di aver salvato un esercito americano incompetente.

Allo stesso modo, un generale americano non poteva presentare i britannici come inutili o incapaci.

Se questo tipo di conflitto fosse diventato pubblico e permanente, Hitler avrebbe ottenuto qualcosa che non era riuscito a ottenere sul campo di battaglia: una frattura politica tra gli Alleati.

Eisenhower lo capiva perfettamente.

La risposta di Bradley

La reazione americana arrivò rapidamente.

Bradley organizzò una conferenza stampa per chiarire che il comando di Montgomery sulle armate americane era stato temporaneo.

Era un dettaglio importante.

Montgomery aveva descritto la propria funzione in modo tale da far sembrare che il controllo britannico fosse stato molto più ampio.

Bradley voleva ristabilire la realtà della catena di comando.

Ma così facendo la controversia divenne ancora più pubblica.

Ora non era più soltanto Montgomery contro alcuni ufficiali americani.

Era diventata una disputa tra due grandi strutture militari.

Eisenhower doveva intervenire.

La “sola parola” di Eisenhower

La leggenda racconta che Eisenhower pronunciò una sola parola e distrusse Montgomery.

In realtà non ci fu una scena teatrale.

Nessun generale venne umiliato davanti a una stanza piena di ufficiali.

Nessuna frase memorabile trasformò improvvisamente Montgomery in un subordinato impotente.

La risposta di Eisenhower fu molto più fredda.

Controllo.

Il comandante supremo doveva impedire ai suoi comandanti di parlare liberamente alla stampa quando le loro dichiarazioni potevano compromettere l’alleanza.

Dopo la crisi, Montgomery fu effettivamente sottoposto a maggiori restrizioni riguardo alle comunicazioni pubbliche.

Ma la questione va distinta dall’idea che Eisenhower gli avesse semplicemente “tolto la voce” con un singolo ordine personale.

La macchina informativa dello SHAEF aveva regole e procedure precise.

E Eisenhower utilizzò quella struttura per ristabilire la disciplina.

Montgomery non fu licenziato

Questo è fondamentale.

Se Eisenhower avesse davvero considerato Montgomery un comandante pericoloso o incompetente, avrebbe potuto rimuoverlo.

Non lo fece.

Montgomery rimase comandante del 21st Army Group.

Le sue forze britanniche e canadesi continuarono a svolgere un ruolo fondamentale nelle operazioni contro la Germania.

Inoltre, la Nona Armata americana rimase temporaneamente sotto il suo comando anche dopo la restituzione della Prima Armata a Bradley.

Quindi non si trattò di una punizione totale.

Fu un riequilibrio.

Eisenhower voleva mantenere Montgomery abbastanza forte da essere utile, ma non abbastanza libero da trasformare una controversia operativa in una crisi politica.

Il 17 gennaio arrivò il cambiamento decisivo

Il 17 gennaio 1945 la Prima Armata americana tornò ufficialmente sotto il controllo della 12th Army Group di Bradley.

La crisi delle Ardenne era ormai terminata.

La ragione originale per cui Eisenhower aveva posto temporaneamente l’armata sotto Montgomery era venuta meno.

Questa fu probabilmente la risposta più importante di Eisenhower.

Non una dichiarazione pubblica.

Non un insulto.

Non una minaccia.

Una modifica della catena di comando.

La Prima Armata tornò agli americani.

Montgomery rimase al comando del proprio gruppo d’armate.

L’alleanza continuò.

La guerra continuò.

Perché Montgomery non venne distrutto?

Perché Eisenhower era abbastanza intelligente da capire la differenza tra una persona difficile e una persona inutile.

Montgomery poteva essere arrogante.

Poteva essere estremamente sensibile alle critiche.

Poteva attribuire troppo peso alle proprie decisioni.

Ma era anche un comandante esperto.

Aveva organizzato grandi operazioni in Nord Africa.

Aveva contribuito alla vittoria di El Alamein.

Aveva comandato forze britanniche e alleate in Sicilia e in Normandia.

E ora guidava un enorme gruppo d’armate.

Eisenhower non aveva bisogno di amarlo.

Aveva bisogno che funzionasse.

La guerra non poteva essere vinta dagli ego

Il problema delle Ardenne dimostrò qualcosa che Eisenhower aveva compreso fin dall’inizio.

Una coalizione non può funzionare se ogni comandante combatte contemporaneamente contro il nemico e contro i propri alleati.

Montgomery aveva bisogno degli americani.

Gli americani avevano bisogno dei britannici.

Patton aveva bisogno della logistica britannica e americana.

Bradley aveva bisogno di Montgomery per mantenere la pressione nel settore settentrionale.

E Eisenhower aveva bisogno di tutti loro.

Il compito del comandante supremo era quindi diverso da quello di un comandante di divisione.

Non doveva necessariamente essere il miglior tattico.

Doveva impedire che i migliori tattici si distruggessero a vicenda.

La vera “parola” di Eisenhower

Se si vuole conservare il senso drammatico della storia, la parola più adatta non è “codardo”.

È disciplina.

Eisenhower non doveva dimostrare che Montgomery fosse un cattivo generale.

Doveva ricordargli che, all’interno di una coalizione, nessun comandante possiede una voce completamente indipendente.

Le dichiarazioni pubbliche potevano influenzare i governi.

Potevano provocare la stampa.

Potevano demoralizzare i soldati.

Potevano danneggiare la cooperazione tra eserciti.

E quindi la libertà di parlare non poteva essere considerata un diritto personale del feldmaresciallo.

Apparteneva alla struttura di comando.

Questa era la vera autorità di Eisenhower.

E gli americani erano davvero “codardi”?

La storia delle Ardenne dimostra il contrario.

Unità americane resistettero in condizioni disperate.

A Bastogne, la guarnigione rifiutò di arrendersi.

A St. Vith, le forze americane ritardarono l’avanzata tedesca.

Nel settore meridionale, la Terza Armata di Patton effettuò una delle più impressionanti inversioni di direzione della guerra, spostandosi rapidamente verso nord per soccorrere Bastogne.

Gli americani subirono perdite enormi.

Molti morirono.

Molti furono feriti o catturati.

Ci furono certamente casi di ritirate disordinate e unità che cedettero sotto la pressione.

Ma questo accade in qualsiasi esercito durante una battaglia di quella scala.

Definire l’intero esercito americano “codardo” sarebbe stato storicamente assurdo.

E Eisenhower lo sapeva.

Alla fine, vinse il comandante

La crisi di gennaio 1945 mostra la vera forza di Eisenhower.

Non eliminò Montgomery.

Non umiliò Bradley.

Non mise Patton al comando di tutto.

Non permise neppure che la controversia diventasse una guerra personale.

Fece qualcosa di molto più difficile.

Rimase al centro.

Lasciò che i generali litigassero quanto bastava per difendere i propri interessi, ma impedì loro di distruggere la struttura alleata.

La Prima Armata tornò a Bradley.

Montgomery continuò a comandare.

Patton continuò ad avanzare.

E Eisenhower continuò a comandare tutti.

La leggenda parla di una parola capace di “distruggere” Montgomery.

La realtà è molto meno cinematografica e molto più interessante.

Eisenhower non aveva bisogno di distruggere Montgomery.

Doveva semplicemente ricordargli una cosa:

il comando apparteneva alla coalizione, non al comandante.

E in una guerra combattuta da milioni di uomini di nazionalità diverse, quella distinzione poteva essere più importante di qualsiasi vittoria ottenuta sul campo.

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