Il 18 gennaio 1945, mentre l’Armata Rossa avanzava verso Auschwitz, le SS iniziarono a evacuare il complesso. Dietro di loro lasciavano uno dei luoghi più terribili della storia del XX secolo, ma l’evacuazione non significò la fine delle sofferenze per i prigionieri.
Circa 56.000 persone furono costrette ad abbandonare il campo e a dirigersi verso ovest. Erano stremate dalla fame, dalle malattie, dal lavoro forzato e dalle condizioni disumane in cui avevano vissuto. Molti non avevano vestiti adeguati per affrontare il rigido inverno polacco.
La destinazione immediata era Wodzisław Śląski, dove i prigionieri sopravvissuti sarebbero stati caricati sui treni e trasferiti verso altri campi di concentramento, tra cui Gross-Rosen e Buchenwald.
Il viaggio a piedi divenne una delle cosiddette “marce della morte”.
I prigionieri erano costretti a camminare nella neve e nel gelo, spesso senza cibo e senza possibilità di riposarsi. Chi non riusciva più a tenere il passo rischiava di essere ucciso dalle guardie. Migliaia di persone morirono lungo il percorso per il freddo, la fame, la debolezza o per le fucilazioni.
Per i sopravvissuti, quelle strade rimasero impresse nella memoria. Ricordarono la neve, la stanchezza estrema e i corpi delle persone che cadevano lungo il cammino e venivano lasciati indietro.
Le marce non furono soltanto un trasferimento di prigionieri. Furono anche un’ulteriore manifestazione della violenza del sistema nazista, che continuò a provocare morte anche mentre la guerra stava ormai volgendo al termine.
Il campo di Auschwitz sarebbe stato liberato pochi giorni dopo, il 27 gennaio 1945. Ma per coloro che erano stati costretti a partire, l’orrore era continuato oltre i cancelli del campo.
Le marce della morte mostrano una delle realtà più tragiche degli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale: anche quando la sconfitta della Germania nazista appariva ormai inevitabile, il sistema concentrazionario continuava a funzionare e a uccidere.
La guerra stava per finire, ma per migliaia di prigionieri la libertà arrivò troppo tardi.
