La sigaretta, il nome falso e la resa di Wernher von Braun
Maggio 1945. La Germania nazista era ormai al collasso.
Ad est, l’Armata Rossa aveva conquistato Berlino. A ovest, le forze americane e britanniche avanzavano attraverso il territorio del Reich. Le città erano distrutte, le unità militari tedesche si arrendevano a migliaia e il sistema politico costruito da Adolf Hitler stava scomparendo.
Ma nelle regioni alpine della Germania meridionale e dell’Austria occidentale si svolgeva ancora una partita particolare.
Non riguardava soltanto soldati e territori. Riguardava la tecnologia.
Tra le persone che cercavano di sopravvivere alla fine del regime c’era Wernher von Braun, l’ingegnere che aveva guidato lo sviluppo dei razzi V-2 tedeschi. Il suo nome sarebbe diventato, negli anni successivi, inseparabile dalla storia del programma spaziale americano.
La sua resa agli americani è spesso raccontata attraverso un episodio quasi cinematografico: un ufficiale tedesco che si avvicina a un soldato americano, chiede una sigaretta e poi rivela la propria vera identità.
La realtà è più complessa. Ma la storia della resa di von Braun rimane uno degli episodi più affascinanti dell’ultimo capitolo della guerra in Europa.
Il giovane ingegnere delle V-2
Wernher von Braun era nato nel 1912 e fin da giovane aveva sviluppato un forte interesse per la tecnologia missilistica.
Durante il regime nazista, il suo lavoro si inserì nel programma tedesco di sviluppo dei razzi a lunga gittata. Il centro principale del programma era Peenemünde, sulla costa baltica, dove scienziati, tecnici e personale militare lavoravano allo sviluppo di quello che sarebbe diventato il razzo V-2.
Il V-2 rappresentava una rivoluzione tecnologica.
Era il primo missile balistico operativo della storia. Poteva raggiungere altitudini enormi e colpire obiettivi a grande distanza senza poter essere intercettato dai sistemi di difesa dell’epoca.
Ma la storia del V-2 aveva anche un lato oscuro.
La produzione dei missili fu collegata al sistema di lavoro forzato nazista. Migliaia di prigionieri furono impiegati in condizioni terribili, soprattutto nel complesso sotterraneo di Mittelwerk e nel campo di concentramento di Mittelbau-Dora.
Il programma missilistico tedesco fu quindi contemporaneamente un’impresa tecnologica straordinaria e parte di un sistema criminale che utilizzava il lavoro degli internati fino alla morte.
Quando la guerra stava finendo, von Braun e i suoi collaboratori si trovarono davanti a un problema completamente diverso: sopravvivere.
La fuga verso sud
Nel 1945 era evidente che la Germania avrebbe perso la guerra.
Peenemünde era già stata evacuata e il personale del programma missilistico era stato disperso. Von Braun e altri specialisti finirono nella Germania centrale, mentre l’avanzata alleata rendeva sempre più difficile continuare il lavoro.
Il futuro degli scienziati era incerto.
Potevano arrendersi agli americani, cercare di nascondersi oppure tentare di raggiungere zone ancora controllate dai tedeschi.
C’era inoltre un’altra possibilità che preoccupava particolarmente von Braun e i suoi collaboratori: essere catturati dall’Unione Sovietica.
Gli americani e i sovietici avevano entrambi un enorme interesse per la tecnologia missilistica tedesca. Entrambi comprendevano che gli scienziati, i progetti e le strutture del programma V-2 avrebbero potuto avere un valore strategico enorme nel dopoguerra.
Per von Braun, dunque, la scelta non era semplicemente tra arrendersi o combattere.
Era anche una scelta sul proprio futuro.
Il timore delle SS
Mentre il regime crollava, le SS continuavano a rappresentare una minaccia.
Gli uomini legati ai programmi militari tedeschi sapevano che la resa poteva essere considerata tradimento. Inoltre, alcuni dirigenti nazisti erano determinati a impedire che tecnologie e informazioni cadessero nelle mani degli Alleati.
Von Braun comprese che continuare a nascondersi sarebbe diventato sempre più rischioso.
Secondo i suoi stessi racconti, arrivò a convincersi che gli americani rappresentassero la soluzione migliore.
Ma c’era un problema: come raggiungerli?
Il viaggio verso gli americani
Von Braun e un gruppo di collaboratori si spostarono verso le Alpi. Il gruppo comprendeva alcuni dei principali specialisti del programma missilistico tedesco.
La zona di destinazione era quella del Tirolo, vicino a Oberjoch e Reutte, dove le forze americane stavano avanzando.
Il 2 maggio 1945 von Braun venne riconosciuto e catturato dalle truppe americane.
È qui che nasce uno dei racconti più famosi.
Secondo la versione popolare, un ufficiale tedesco avrebbe raggiunto un posto di blocco americano, chiesto una sigaretta a un sergente e poi pronunciato il nome “Wernher von Braun”.
La scena è perfetta per un film: un gesto ordinario, una sigaretta, una breve conversazione e improvvisamente l’identità di uno degli uomini più ricercati dagli Alleati viene rivelata.
Ma la documentazione storica non sostiene necessariamente tutti i dettagli di questa versione.
La resa di von Braun fu il risultato di contatti e decisioni più articolate. Lo stesso von Braun raccontò in seguito di essere riuscito a entrare in contatto con le forze americane e di essersi presentato con il proprio gruppo.
La sigaretta è diventata un elemento particolarmente memorabile della narrazione, ma non dovrebbe essere considerata il punto centrale dell’episodio.
Il punto centrale fu la decisione consapevole di von Braun di consegnarsi agli americani.
Perché gli americani lo volevano?
Per Washington, la cattura di von Braun aveva un valore enorme.
Gli Stati Uniti stavano già sviluppando programmi missilistici, ma la tecnologia tedesca era molto più avanzata in alcuni settori. Gli americani volevano ottenere documentazione tecnica, componenti, macchinari e soprattutto il personale che aveva sviluppato i V-2.
Non era soltanto una questione di prestigio.
Era l’inizio della competizione tecnologica che avrebbe caratterizzato la Guerra fredda.
Gli Stati Uniti avevano compreso che i razzi tedeschi potevano costituire la base per lo sviluppo di missili militari sempre più sofisticati. Gli stessi principi avrebbero avuto conseguenze enormi anche nel settore spaziale.
Per questo von Braun non fu semplicemente trattato come un normale prigioniero di guerra.
Gli americani iniziarono a interrogare lui e i suoi collaboratori, raccogliendo informazioni sul programma V-2.
La cattura degli specialisti tedeschi faceva parte di un più ampio sforzo americano di acquisizione della tecnologia e delle competenze tedesche.
Operation Paperclip
Nel dopoguerra, questo processo sarebbe diventato noto soprattutto attraverso l’Operazione Paperclip.
Gli Stati Uniti trasferirono sul proprio territorio numerosi scienziati e tecnici tedeschi, in particolare specialisti considerati utili per i programmi militari e aerospaziali americani.
Von Braun fu tra i più importanti.
La sua carriera americana sarebbe stata straordinaria.
Dopo il periodo di lavoro sui programmi missilistici dell’esercito statunitense, divenne una delle figure centrali dello sviluppo del programma spaziale americano. Il gruppo di von Braun contribuì allo sviluppo dei razzi Redstone e Jupiter e successivamente del gigantesco Saturn V.
Nel 1969, il Saturn V avrebbe portato gli astronauti della missione Apollo 11 verso la Luna.
La traiettoria personale di von Braun appare quindi quasi incredibile.
Da giovane ingegnere nella Germania nazista, impegnato nello sviluppo delle V-2, divenne uno dei principali artefici della tecnologia che avrebbe permesso agli Stati Uniti di portare esseri umani sulla superficie lunare.
Ma questa trasformazione non può essere raccontata senza ricordare il costo umano del programma V-2.
La parte più difficile della storia
La figura di von Braun rimane infatti controversa.
È indiscutibile il suo contributo tecnico allo sviluppo dei razzi. È altrettanto indiscutibile che il programma V-2 utilizzò un sistema di produzione legato al lavoro forzato dei prigionieri dei campi di concentramento.
La domanda su quanto von Braun sapesse, quanto fosse direttamente coinvolto e quale fosse la sua responsabilità personale è stata oggetto di discussioni storiche per decenni.
Dopo la guerra, gli Stati Uniti decisero comunque che
