Il raid fantasma nel deserto: quando le jeep americane diventarono impossibili da fermare
Il 12 luglio 1942, nel cuore della Libia, circa 200 miglia dietro le linee tedesche, il maggiore Friedrich Müller si trovava in una posizione che considerava sicura. Il deposito di rifornimenti della Luftwaffe a Burka, nel settore della Sirenica, era lontano dal fronte e protetto più dalla distanza che dalle armi. Nessuno si aspettava un attacco in quella zona.
Fu il suono ad arrivare per primo.
Non un motore familiare, non il rumore pesante dei camion militari tedeschi, né il ronzio delle pattuglie di ricognizione. Era qualcosa di diverso: un rumore acuto, quasi stridente, che sembrava impossibile nel silenzio assoluto del deserto.
Pochi istanti dopo, attraverso i binocoli Zeiss, Müller vide una nube di polvere avvicinarsi rapidamente al deposito.
Le difese erano minime. Le sentinelle erano poche, rilassate. La logica era semplice: le forze britanniche si trovavano circa 150 miglia a nord e attraversare quel tratto di deserto era considerato praticamente impossibile.
Poi apparvero i veicoli.
Sembravano jeep americane, ma non erano normali. Erano modificate: armate con mitragliatrici multiple, cariche di barili di carburante e casse di munizioni, trasformate in piattaforme mobili di attacco.
E soprattutto, si muovevano troppo velocemente.
Müller controllò il tempo e stimò una velocità tra i 80 e i 95 km/h su terreno desertico, dove i veicoli tedeschi faticavano a superare i 30 km/h. Era una differenza che sfidava ogni aspettativa operativa.
L’attacco fu breve e devastante.
In meno di cinque minuti, le jeep attraversarono il deposito con precisione coordinata. Le mitragliatrici aprirono il fuoco, colpendo aerei fermi a terra. I barili di carburante esplosero in catene di incendi. Le granate incendiarie distrussero le scorte di rifornimento.
Non ci fu tempo per organizzare una risposta efficace.
Poi, così rapidamente come erano arrivate, le jeep scomparvero nel deserto, inghiottite dalla polvere e dalla distanza.
Nel suo rapporto al quartier generale della Panzer Army Africa, Müller descrisse veicoli sconosciuti con una mobilità superiore a qualsiasi mezzo britannico noto. Parlò di una velocità impossibile e di un attacco troppo rapido per essere contrastato.
Il suo resoconto fu però accolto con scetticismo. Si pensò a un’esagerazione dovuta allo stress del combattimento.
Le jeep americane standard, infatti, erano già veloci su strada, ma nel deserto la loro prestazione reale era ben diversa.
Quel giorno, però, nel mezzo del nulla, qualcosa aveva infranto le aspettative della guerra nel deserto.
