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Perché Eisenhower si rivolse a Patton dopo lo stallo in Normandia

Il 18 luglio 1944, sei settimane dopo lo sbarco in Normandia, la promessa iniziale dell’Operazione Overlord sembrava lontanissima.

Le truppe alleate erano ancora bloccate dietro le siepi del bocage. Le perdite aumentavano. Le città conquistate costavano giorni di combattimenti. E soprattutto mancava ciò che i pianificatori alleati avevano sperato di ottenere dopo lo sbarco: una grande rottura del fronte tedesco.

Le mappe mostravano frecce che puntavano verso sud.

Sul terreno, invece, quelle frecce sembravano inchiodate.

Ma la storia secondo cui Eisenhower, dopo che Montgomery si era “bloccato”, avrebbe semplicemente deciso di rivolgersi a George S. Patton richiede una correzione importante.

Eisenhower non sostituì Montgomery con Patton.

Montgomery rimase comandante delle forze terrestri alleate in Normandia fino alla fine della campagna. Patton, invece, sarebbe diventato il comandante della nuova Terza Armata statunitense e avrebbe assunto un ruolo decisivo dopo lo sfondamento americano.

La vera storia è più interessante.

Perché Eisenhower comprese che il problema non era necessariamente che Montgomery fosse incapace.

Era che la guerra stava per entrare in una fase nella quale la velocità di Patton poteva diventare decisiva.

La promessa di Caen

Caen era uno degli obiettivi fondamentali del piano alleato.

La città controllava una rete di strade e, soprattutto, apriva la strada verso il terreno relativamente aperto a sud e sud-est della Normandia.

Per i britannici e i canadesi, conquistare Caen significava poter minacciare il fianco delle forze tedesche e attirare verso est le unità corazzate della Wehrmacht e delle Waffen-SS.

Il piano alleato prevedeva quindi una situazione particolare.

I britannici avrebbero assorbito una parte significativa della reazione tedesca.

Gli americani, a ovest, avrebbero consolidato le teste di ponte.

Quando il fronte fosse stato sufficientemente stabile, gli Alleati avrebbero potuto trasformare lo sbarco in una grande offensiva di manovra.

Ma Caen non cadde il 6 giugno.

Le truppe britanniche raggiunsero le immediate vicinanze della città, ma la resistenza tedesca impedì la conquista completa.

E questo cambiò tutto.

Il bocage diventò una trappola

A ovest, gli americani affrontavano un problema ancora più insidioso.

Il bocage normanno.

Le campagne francesi erano divise da alte siepi, terrapieni, fossati e piccoli appezzamenti di terreno. Quelle caratteristiche, apparentemente innocue in tempo di pace, trasformavano ogni campo in una posizione difensiva.

Un carro armato poteva entrare in un campo senza sapere cosa lo aspettasse dall’altra parte della siepe.

Un’unità di fanteria poteva avanzare di poche centinaia di metri e scoprire che il campo successivo era difeso da mitragliatrici, mortai e cannoni anticarro.

La superiorità materiale americana esisteva.

Ma non poteva essere sfruttata pienamente.

La guerra mobile aveva bisogno di spazio.

Il bocage negava quello spazio.

I tedeschi non erano ancora crollati

C’era poi un altro problema.

Gli Alleati avevano sottovalutato, almeno in parte, quanto rapidamente i tedeschi sarebbero riusciti a concentrare le loro migliori unità corazzate in Normandia.

La Wehrmacht e le Waffen-SS inviarono nella regione alcune delle loro formazioni più esperte.

Divisioni come la 12. SS-Panzer-Division Hitlerjugend, la Panzer-Lehr-Division e la 2. Panzer-Division contribuirono a trasformare la Normandia in una gigantesca battaglia di logoramento.

La Germania non poteva vincere una guerra industriale contro Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica.

Ma poteva ancora rendere estremamente costosa la vittoria alleata.

E questo fu esattamente ciò che accadde.

Montgomery sotto pressione

Montgomery diventò rapidamente il bersaglio delle critiche.

La sua strategia prevedeva che le forze britanniche e canadesi mantenessero una forte pressione nel settore orientale, attirando contro di sé le migliori unità tedesche.

Da un punto di vista strategico, questo aveva senso.

Più divisioni corazzate tedesche rimanevano davanti agli inglesi, meno potevano essere trasferite contro gli americani.

Ma dal punto di vista politico e mediatico il problema era evidente.

Gli americani vedevano le proprie truppe combattere duramente a ovest.

I britannici non riuscivano a sfondare rapidamente a est.

E il fronte sembrava immobile.

La domanda diventava inevitabile:

Quando sarebbe arrivato lo sfondamento?

Il 18 luglio e l’Operazione Goodwood

Il 18 luglio, proprio mentre la situazione sembrava bloccata, gli inglesi lanciarono l’Operazione Goodwood a est di Caen.

Fu una delle più grandi offensive corazzate britanniche della campagna.

L’obiettivo era sfondare verso sud attraverso il settore di Caen e aprire la strada verso la pianura.

L’attacco impiegò centinaia di carri armati e un’enorme quantità di artiglieria e supporto aereo.

Ma Goodwood non produsse lo sfondamento spettacolare che alcuni avevano sperato.

Le forze britanniche avanzarono, ma la resistenza tedesca impedì una rottura decisiva.

Tuttavia, giudicare Goodwood soltanto dalla distanza percorsa sarebbe un errore.

L’operazione costrinse i tedeschi a impegnare grandi quantità di forze corazzate proprio nel settore orientale.

E questo avrebbe avuto conseguenze decisive.

Perché mentre Montgomery teneva impegnata la maggior parte delle migliori forze tedesche, a ovest gli americani stavano preparando qualcosa di completamente diverso.

Bradley cerca una porta d’uscita

Il generale Omar Bradley era sempre più convinto che il settore americano dovesse ottenere uno sfondamento.

Non bastava continuare a conquistare villaggi.

Serviva spazio.

Serviva una breccia.

Serviva un terreno nel quale carri armati e camion potessero finalmente fare ciò per cui erano stati progettati.

La soluzione sarebbe arrivata attraverso l’Operazione Cobra.

Il piano prevedeva un attacco concentrato nella zona di Saint-Lô, dove le forze americane avrebbero cercato di rompere il fronte tedesco e raggiungere il terreno aperto a sud.

E qui entra davvero in scena Patton.

Ma non ancora come comandante di un esercito che correva attraverso la Francia.

Patton era stato temporaneamente rimosso dal comando operativo dopo le controversie provocate dagli incidenti con soldati affetti da shock da combattimento in Sicilia.

La sua reputazione, tuttavia, non era scomparsa.

Bradley voleva Patton.

Perché proprio Patton?

Perché Patton era praticamente l’opposto della guerra di logoramento.

Era ossessionato dalla velocità.

Per lui, una breccia non doveva essere semplicemente occupata.

Doveva essere sfruttata.

Se una divisione tedesca perdeva il collegamento con le unità vicine, Patton non avrebbe aspettato tre giorni per consolidare la posizione.

Avrebbe cercato di passare attraverso il vuoto.

Se un ponte era disponibile, lo avrebbe utilizzato.

Se una strada era libera, avrebbe mandato avanti i carri.

Se il nemico stava ritirandosi, avrebbe cercato di impedirgli di organizzare una nuova linea difensiva.

Questa mentalità era esattamente ciò che sarebbe servito una volta aperta la breccia.

Ma prima bisognava crearla.

Cobra cambia la guerra

Il 25 luglio 1944 iniziò l’Operazione Cobra.

Dopo un massiccio bombardamento aereo, le unità americane attaccarono il fronte tedesco.

All’inizio l’avanzata fu difficile.

Poi qualcosa cambiò.

Le difese tedesche cominciarono a cedere.

Le unità americane riuscirono finalmente a uscire dal labirinto del bocage e a raggiungere terreno più adatto alle operazioni mobili.

La differenza fu enorme.

Improvvisamente, la superiorità americana poteva essere sfruttata.

Carri armati.

Camion.

Artiglieria.

Aviazione.

Fanteria motorizzata.

Tutto poteva muoversi più rapidamente.

E Bradley aveva già preparato l’uomo che avrebbe trasformato quella breccia in una corsa.

Il ritorno di Patton

Il 1° agosto la Terza Armata americana divenne operativa sotto il comando di George S. Patton.

Non era un dettaglio amministrativo.

Era il momento nel quale una nuova arma operativa entrava nella battaglia.

Patton prese il comando e iniziò immediatamente a sfruttare il collasso tedesco.

La sua Terza Armata si divise in più direttrici.

Il XV Corps avanzò verso est.

Il XX Corps si mosse rapidamente verso sud-est.

Il XIX Corps continuò a operare nell’area centrale.

Le divisioni corazzate cominciarono a percorrere distanze che solo poche settimane prima sarebbero sembrate impossibili.

E il fronte tedesco iniziò a trasformarsi da una linea difensiva in una serie di punti isolati.

Montgomery aveva fallito?

No.

Questa è forse la parte più importante.

Dire che Montgomery “si bloccò” e che Eisenhower dovette quindi chiamare Patton semplifica eccessivamente la campagna.

Montgomery aveva un compito diverso.

Il suo esercito doveva mantenere una pressione enorme sul fianco orientale.

E lo fece.

Le divisioni tedesche più potenti rimasero concentrate contro britannici e canadesi.

Questo permise agli americani di ottenere una maggiore libertà operativa a ovest.

In altre parole, la lentezza apparente di un settore contribuì alla libertà di movimento dell’altro.

La Normandia non fu vinta da un singolo comandante.

Fu vinta da una combinazione di pressioni.

Montgomery fissava.

Bradley sfondava.

Patton sfruttava.

Eisenhower coordinava.

La chiave era il momento

Eisenhower aveva bisogno di tutti e quattro.

Montgomery era necessario per mantenere i tedeschi impegnati.

Bradley era necessario per creare la breccia.

Patton era necessario per trasformarla in una penetrazione profonda.

E Eisenhower doveva impedire che le ambizioni di ciascun comandante distruggessero il piano generale.

Quando Patton iniziò la sua avanzata, la situazione cambiò così rapidamente che il problema non fu più come sfondare.

Fu come impedire ai tedeschi di scappare.

La Terza Armata raggiunse rapidamente Avranches, poi si mosse verso est e sud.

La Francia occidentale cominciò ad aprirsi davanti agli americani.

La velocità che era mancata nelle prime settimane tornò improvvisamente.

Ma questa volta gli Alleati avevano imparato una lezione fondamentale.

Non era sufficiente avere carri armati.

Bisognava creare una situazione nella quale i carri potessero correre.

La vera ragione per cui Eisenhower aveva bisogno di Patton

Eisenhower non aveva bisogno di Patton perché Montgomery fosse diventato inutile.

Aveva bisogno di Patton perché la natura della guerra stava cambiando.

In giugno e luglio, gli Alleati avevano dovuto costruire una testa di ponte.

Dovevano conquistare porti, strade, aeroporti e terreno.

Dovevano sopravvivere alla concentrazione delle forze tedesche.

Dovevano impedire un contrattacco capace di gettarli in mare.

Ma una volta aperta la breccia, quelle stesse condizioni non erano più sufficienti.

La guerra stava diventando una guerra di movimento.

E in una guerra di movimento Patton era uno strumento straordinariamente efficace.

Non perché fosse infallibile.

Non perché fosse più intelligente di ogni altro generale.

Ma perché possedeva una qualità rara:

sapeva riconoscere il momento in cui una difesa iniziava a cedere.

E quando lo riconosceva, voleva essere già in movimento.

La risposta che la Normandia diede ad Eisenhower

Il 18 luglio sembrava ancora possibile che la campagna sarebbe diventata una lunga battaglia di logoramento.

Poche settimane dopo, l’intero fronte tedesco in Normandia sarebbe collassato.

Non fu una coincidenza.

Le operazioni britanniche e canadesi avevano mantenuto sotto pressione il settore orientale.

L’offensiva americana aveva aperto la breccia a ovest.

Bradley aveva trasformato quella breccia in un’operazione di sfondamento.

E Patton aveva trasformato lo sfondamento in una corsa.

Eisenhower non dovette scegliere tra Montgomery e Patton.

Aveva bisogno di entrambi, ma in momenti e per compiti differenti.

Montgomery contribuì a fissare il nemico.

Patton contribuì a inseguirlo.

E tra i due c’era Bradley, che comprese che la chiave non consisteva nel conquistare ogni metro della Normandia uno alla volta, ma nel trovare il punto in cui il fronte poteva essere spezzato.

Questa è la vera ragione per cui Patton tornò al centro della scena.

Non perché Eisenhower avesse improvvisamente perso fiducia in Montgomery.

Non perché gli Alleati avessero scoperto che la strategia britannica era inutile.

Ma perché, dopo settimane di combattimenti nel bocage, si era finalmente aperta la porta verso la guerra mobile.

E Patton era probabilmente l’uomo più adatto dell’esercito americano per attraversarla.

Quando la porta si aprì, non entrò lentamente.

Corse.

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