9 maggio 1945: la vittoria sul nazismo e il sacrificio dell’Unione Sovietica . HYN

9 maggio 1945: la vittoria sul nazismo e il sacrificio dell’Unione Sovietica

Il 9 maggio 1945 occupa un posto fondamentale nella memoria della Seconda guerra mondiale. In quella data, dopo quasi sei anni di conflitto e dopo la devastazione di gran parte dell’Europa, la Germania nazista cessò ufficialmente la propria resistenza.

La resa tedesca era stata firmata a Berlino-Karlshorst nella notte tra l’8 e il 9 maggio, alla presenza dei rappresentanti delle principali potenze alleate. Per l’Unione Sovietica, a causa del fuso orario e dell’orario della firma, la fine della guerra in Europa venne celebrata il 9 maggio come Giorno della Vittoria.

Dietro quella data, tuttavia, non c’era soltanto la fine di una guerra.

C’erano milioni di morti, città distrutte, famiglie spezzate e un continente profondamente segnato dalla violenza.

Il fronte orientale, il più sanguinoso della guerra

Il conflitto tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica iniziò il 22 giugno 1941 con l’operazione Barbarossa.

L’attacco tedesco travolse inizialmente vaste regioni sovietiche. Milioni di civili finirono sotto l’occupazione tedesca e intere città vennero devastate.

L’Armata Rossa subì perdite enormi, ma riuscì progressivamente a riorganizzarsi e a fermare l’avanzata tedesca.

La battaglia di Mosca, l’assedio di Leningrado e soprattutto la battaglia di Stalingrado segnarono alcune delle svolte decisive del conflitto sul fronte orientale.

Dopo Stalingrado, l’iniziativa passò progressivamente nelle mani sovietiche.

Nel 1943, la battaglia di Kursk confermò il cambiamento degli equilibri. Da quel momento l’Armata Rossa iniziò una lunga avanzata verso occidente che avrebbe portato le sue truppe fino a Berlino.

Un sacrificio umano immenso

Il prezzo pagato dall’Unione Sovietica fu spaventoso.

Le stime storiche parlano di circa 27 milioni di cittadini sovietici morti durante la Seconda guerra mondiale, comprendendo militari e civili. La cifra esatta rimane oggetto di discussione tra gli studiosi, ma la dimensione della catastrofe demografica è indiscutibile.

Le perdite militari furono accompagnate da quelle della popolazione civile.

Milioni di persone morirono durante l’occupazione tedesca, negli assedi, nei bombardamenti, per la fame, per le malattie e nelle deportazioni.

Intere comunità vennero distrutte.

Per questo, nella memoria russa e di molte altre popolazioni dell’ex Unione Sovietica, la guerra rimane ancora oggi un’esperienza familiare e collettiva profondissima.

Da Stalingrado a Berlino

Tra il 1943 e il 1945, l’Armata Rossa attraversò territori immensi, combattendo una serie di offensive che portarono le forze sovietiche dall’Europa orientale fino alla capitale tedesca.

Varsavia, Budapest e infine Berlino divennero alcune delle tappe più importanti di questa avanzata.

Nella primavera del 1945, mentre gli eserciti alleati avanzavano da occidente e le forze sovietiche entravano a Berlino, il regime nazista era ormai al collasso.

Adolf Hitler si suicidò il 30 aprile 1945 nel bunker della Cancelleria del Reich.

Pochi giorni dopo, la Germania capitolò.

La resa di Karlshorst

Nella notte dell’8 maggio 1945, presso il quartiere berlinese di Karlshorst, il generale Alfred Jodl e successivamente il feldmaresciallo Wilhelm Keitel firmarono gli atti della resa tedesca davanti ai rappresentanti delle potenze alleate.

Tra i firmatari alleati vi era il maresciallo sovietico Georgij Žukov.

La guerra in Europa era terminata.

Per i popoli dell’Unione Sovietica, però, quella vittoria aveva un significato particolare.

Non era soltanto la sconfitta militare della Germania.

Era la fine di una guerra che aveva devastato intere regioni dell’Unione Sovietica e causato una perdita umana di proporzioni senza precedenti.

Il 9 maggio divenne così il Giorno della Vittoria, una delle ricorrenze più importanti della memoria pubblica sovietica e, successivamente, russa.

La vittoria appartiene a una coalizione

Ricordare il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica nella sconfitta della Germania nazista non significa cancellare il contributo degli altri Alleati.

La vittoria del 1945 fu il risultato di una coalizione internazionale nella quale combatterono milioni di uomini e donne appartenenti a Paesi diversi.

Gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Commonwealth, le forze francesi e numerosi movimenti di resistenza contribuirono alla sconfitta dell’Asse.

Il fronte orientale, tuttavia, rappresentò il principale teatro terrestre della guerra contro la Germania nazista e fu caratterizzato da perdite e distruzioni di dimensioni enormi.

Riconoscere questo fatto storico non significa trasformare la storia in propaganda.

Significa conservarne la complessità.

Memoria e revisionismo

Ottant’anni dopo la fine della guerra, il ricordo del 1945 continua a essere al centro di discussioni politiche e culturali.

La memoria storica può diventare uno strumento di propaganda quando gli eventi vengono selezionati, semplificati o deformati per servire interessi contemporanei.

Ma esiste anche il rischio opposto: dimenticare o minimizzare il sacrificio di milioni di persone perché la storia successiva ha reso politicamente più difficile ricordarle.

La memoria della guerra non dovrebbe dipendere dalle simpatie politiche del presente.

Si può riconoscere il ruolo fondamentale dell’Armata Rossa nella sconfitta della Germania nazista senza ignorare le responsabilità e le contraddizioni dello Stato sovietico prima, durante e dopo la guerra.

Allo stesso modo, si può ricordare il contributo degli Alleati occidentali senza trasformare la vittoria del 1945 in una storia appartenente a una sola nazione.

Il significato del 9 maggio

Il vero significato del 9 maggio dovrebbe essere prima di tutto umano.

Ricordare i soldati morti sul fronte, i civili uccisi, le famiglie distrutte e tutti coloro che subirono persecuzioni e deportazioni significa ricordare il prezzo della guerra.

La vittoria sul nazismo fu possibile grazie al sacrificio di milioni di persone appartenenti a popoli diversi.

Per questo il 9 maggio può essere ricordato non come una celebrazione contro qualcuno, ma come una commemorazione della sconfitta di un regime responsabile di una delle più grandi tragedie della storia europea.

Il modo più serio di onorare quella vittoria è difendere la verità storica nella sua interezza.

Ricordare l’Armata Rossa, i soldati americani, britannici, francesi e di tutti gli altri Paesi che combatterono contro il nazismo.

Ricordare le vittime.

Ricordare la distruzione.

E soprattutto ricordare perché quella guerra fu combattuta: affinché il continente europeo non dovesse più conoscere una tragedia di quelle proporzioni.

Il 9 maggio 1945 non appartiene soltanto a una nazione.

Appartiene alla memoria di un’Europa che, dopo anni di guerra e di sangue, vide finalmente cadere il regime nazista e aprirsi una nuova, difficile pagina della propria storia.

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