“Il Walking Grenade che i tedeschi non riuscirono a fermare”
8 gennaio 1945. Alsazia.
La guerra in Europa era entrata in una delle sue fasi più dure. La neve ricopriva le colline, il freddo penetrava nelle uniformi e, davanti alle unità americane, le posizioni tedesche continuavano a resistere.
In quel paesaggio gelido, un plotone americano era inchiodato al terreno.
Tre mitragliatrici MG 42 dominavano la posizione.
Ogni volta che un soldato tentava di avanzare, le raffiche tedesche attraversavano la neve. L’MG 42 era una delle armi automatiche più temute dell’esercito tedesco: la sua elevata cadenza di tiro poteva trasformare pochi uomini in una barriera quasi impossibile da attraversare.
Per il plotone di Russell Dunham, la situazione sembrava senza via d’uscita.
Restare fermi significava continuare a subire il fuoco.
Tentare un assalto frontale significava mandare altri uomini incontro alle mitragliatrici.
Ritirarsi significava abbandonare la posizione.
Dunham capì che qualcuno doveva fare qualcosa.
E decise che quel qualcuno sarebbe stato lui.
Il Technical Sergeant Russell Dunham si preparò a fare ciò che sembrava quasi suicida.
Si coprì di bianco per mimetizzarsi con la neve e raccolse una quantità enorme di munizioni e granate.
Poi iniziò ad avanzare.
Da solo.
Non corse.
Non poteva.
Strisciò lentamente attraverso la neve, cercando di sfruttare ogni irregolarità del terreno.
Davanti a lui c’erano le posizioni tedesche.
Dietro di lui c’erano i suoi uomini.
E tra le due cose c’erano le MG 42.
Ogni raffica poteva ucciderlo.
Dunham avanzava aspettando i momenti in cui il fuoco diminuiva, guadagnando pochi metri alla volta.
La neve diventava parte della sua uniforme.
Il peso che portava con sé rendeva ogni movimento ancora più difficile.
Ma aveva un vantaggio: i tedeschi non riuscivano a individuare immediatamente la sua posizione.
La copertura bianca gli permetteva di confondersi con il terreno.
Il suo obiettivo non era conquistare da solo una collina.
Era molto più semplice.
Doveva eliminare le mitragliatrici.
Per prima cosa raggiunse una delle posizioni tedesche.
Quando fu abbastanza vicino, utilizzò le granate contro il nido di mitragliatrice.
L’esplosione sconvolse la posizione.
Ma Dunham non si fermò.
C’erano altre due MG 42.
Doveva continuare.
Ancora una volta attraversò il terreno sotto il fuoco.
Un uomo solo contro posizioni difensive preparate.
Era una situazione nella quale normalmente sarebbero serviti diversi soldati, supporto di fuoco e coordinamento.
Dunham, invece, continuò ad avanzare.
Ogni volta che riusciva a raggiungere una posizione, utilizzava granate e fuoco diretto per neutralizzarla.
La sua azione sembrava quella di un uomo che non aveva intenzione di fermarsi.
Per questo, nelle ricostruzioni della sua impresa, sarebbe stato ricordato con un soprannome quasi incredibile:
“Walking Grenade”.
Una “granata che cammina”.
Ma dietro il soprannome c’era qualcosa di molto concreto.
C’era un soldato che aveva capito che il suo plotone non poteva avanzare finché quelle tre mitragliatrici fossero rimaste operative.
E aveva deciso di diventare lui stesso l’arma necessaria per aprire la strada.
Il primo nido cadde.
Poi il secondo.
Infine arrivò il terzo.
Con le posizioni delle MG 42 neutralizzate, la barriera di fuoco che aveva bloccato il plotone venne meno.
Gli americani poterono finalmente avanzare.
Ma ciò che rende questa storia straordinaria non è soltanto il numero di mitragliatrici eliminate.
È il modo in cui Dunham affrontò il problema.
Non cercò di essere invulnerabile.
Sapeva perfettamente di essere vulnerabile.
Non cercò di attraversare il campo correndo.
Sapeva che sarebbe stato troppo facile per i tedeschi individuarlo.
Scelse invece pazienza, mimetizzazione e movimento.
Strisciava.
Aspettava.
Avanzava.
Si fermava.
E poi ripartiva.
Era una battaglia di pochi metri.
Ma ogni metro poteva essere l’ultimo.
L’azione di Dunham dimostra anche quanto fosse importante il terreno nella guerra di fanteria.
Una mitragliatrice ben posizionata poteva controllare una porzione enorme di terreno. Se il nemico aveva una buona visuale e un campo di tiro libero, un’intera unità poteva rimanere bloccata.
Per questo la distruzione di un singolo nido di mitragliatrice poteva cambiare completamente una situazione tattica.
Tre nidi, in quel caso, significavano una vera e propria barriera.
Dunham la affrontò praticamente da solo.
La sua impresa gli valse successivamente la Medal of Honor, la più alta decorazione militare degli Stati Uniti per il valore dimostrato in combattimento.
Ma dietro ogni medaglia c’è una realtà molto meno romantica.
Il coraggio non significa assenza di paura.
Significa agire nonostante la paura.
Dunham sapeva cosa sarebbe potuto accadere.
Sapeva che le MG 42 potevano ucciderlo in pochi secondi.
Sapeva che ogni movimento verso le posizioni tedesche aumentava il rischio.
Eppure continuò.
Il suo comportamento ebbe anche un effetto immediato sui compagni.
Finché le mitragliatrici sparavano, il plotone era immobilizzato.
Quando cessarono, gli uomini poterono finalmente muoversi.
Questo è uno degli aspetti più importanti delle azioni individuali in combattimento.
Un singolo soldato raramente può vincere una guerra.
Ma può creare, in pochi minuti, l’opportunità perché decine di altri uomini possano avanzare.
Dunham non conquistò la vittoria da solo.
Aprì una porta.
E attraverso quella porta passarono gli altri.
La sua storia è rimasta legata a un’immagine quasi cinematografica: un soldato vestito di bianco che striscia nella neve con il corpo carico di munizioni e granate, mentre davanti a lui tre MG 42 cercano di fermare qualsiasi movimento.
Ma la realtà fu probabilmente ancora più impressionante del soprannome.
Non c’erano effetti speciali.
Non c’era musica.
Non c’era nessuno che potesse garantire che sarebbe sopravvissuto.
C’era soltanto la neve, il rumore delle mitragliatrici e un uomo che continuava ad avanzare.
A volte la storia della guerra viene raccontata attraverso grandi battaglie, generali e strategie.
Ma sul campo, la differenza poteva dipendere da un singolo uomo disposto a fare un passo quando tutti gli altri erano costretti a rimanere a terra.
L’8 gennaio 1945, in Alsazia, Russell Dunham fece proprio questo.
Si caricò di munizioni.
Si coprì di bianco.
Entrò nella neve.
E avanzò verso tre mitragliatrici che stavano tenendo bloccato il suo intero plotone.
Per i tedeschi era un bersaglio.
Per i suoi compagni, era l’unica possibilità.
E per questo, nella memoria della guerra, rimase il soldato che sembrava una “Walking Grenade”.
