Cosa pensava davvero Eisenhower quando Patton si prese il merito della vittoria di Falaise. HYN

Cosa pensava davvero Eisenhower quando Patton si prese il merito della vittoria di Falaise

Agosto 1944. La battaglia di Normandia stava entrando nella sua fase decisiva.

Dopo settimane di combattimenti feroci, le forze alleate avevano finalmente trovato il modo di trasformare la loro superiorità materiale in una catastrofe strategica per l’esercito tedesco. A nord avanzavano britannici e canadesi; a sud, le forze americane di George S. Patton spingevano rapidamente verso est.

Tra queste due forze si stava formando una gigantesca trappola.

Dentro c’erano decine di migliaia di soldati tedeschi.

Il nome di quella trappola sarebbe diventato famoso: la sacca di Falaise.

La versione più popolare della storia racconta che, dopo la vittoria, Patton cercò di prendersi il merito della distruzione dell’esercito tedesco e che Dwight D. Eisenhower reagì con rabbia, ricordandogli che erano stati soprattutto i canadesi e i polacchi a chiudere definitivamente la sacca.

È una storia potente.

Ma la realtà storica è più complessa.

Non esiste una prova affidabile di una famosa conversazione privata in cui Eisenhower avrebbe umiliato Patton con una frase del genere. Tuttavia, i documenti militari mostrano chiaramente che la vittoria di Falaise fu il risultato di uno sforzo multinazionale, e che attribuirla esclusivamente alla Terza Armata americana sarebbe stato profondamente fuorviante.

La grande offensiva alleata

Tutto era iniziato quasi due mesi prima, con lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944.

Gli Alleati avevano conquistato le spiagge, ma la vittoria non era stata affatto immediata.

I tedeschi avevano trasformato la Normandia in una gigantesca fortezza naturale. Siepi, villaggi, strade strette e terreni accidentati rallentavano enormemente l’avanzata.

Poi arrivò la svolta.

Alla fine di luglio, l’operazione Cobra permise agli americani di sfondare le linee tedesche vicino a Saint-Lô.

Il generale George S. Patton ricevette il comando della nuova Terza Armata americana.

E Patton fece esattamente ciò che tutti si aspettavano da lui.

Attaccò.

Le sue unità corazzate avanzarono rapidamente attraverso il territorio francese, sfruttando il collasso del fronte tedesco.

La velocità americana mise l’esercito tedesco in una situazione disperata.

Per la prima volta dal D-Day, sembrava possibile distruggere una parte enorme delle forze tedesche in Normandia invece di limitarsi a respingerle.

La strategia della tenaglia

Il piano alleato era quello di chiudere una gigantesca tenaglia.

Le forze americane avrebbero spinto da sud.

Le forze britanniche e canadesi avrebbero attaccato da nord.

L’obiettivo era impedire ai tedeschi di ritirarsi verso est.

Patton avanzò fino alla zona di Argentan.

A nord, le forze canadesi combattevano duramente verso Falaise.

In mezzo rimaneva una zona relativamente stretta attraverso la quale i tedeschi tentavano disperatamente di fuggire.

Era il cosiddetto Falaise Gap.

E proprio quel corridoio sarebbe diventato il centro di una delle più grandi controversie della campagna di Normandia.

Patton voleva chiudere la trappola

Patton era convinto che bisognasse continuare rapidamente verso nord.

Le sue truppe erano vicine alle forze canadesi.

Se fossero riuscite a incontrarsi rapidamente, una quantità enorme di soldati tedeschi sarebbe rimasta intrappolata.

Patton era il tipo di comandante che vedeva nella velocità un’arma.

Ogni ora concessa al nemico significava una possibilità in più di riorganizzarsi.

Ma il suo superiore, il generale Omar Bradley, decise di non spingere immediatamente le forze americane oltre Argentan.

La decisione rimane controversa.

Bradley temeva che una spinta americana troppo aggressiva potesse provocare problemi di coordinamento con i canadesi e con le altre forze alleate.

C’era anche il rischio che le unità americane venissero investite dalle forze tedesche che cercavano disperatamente di uscire dalla sacca.

In altre parole, Bradley non vedeva soltanto l’opportunità.

Vedeva anche il rischio.

I canadesi combattevano dall’altra parte

Mentre Patton avanzava da sud, la Prima Armata canadese combatteva una battaglia estremamente dura.

I canadesi avevano il compito di spingersi verso Falaise e poi verso sud.

La resistenza tedesca era feroce.

Le divisioni corazzate tedesche combattevano per mantenere aperto un corridoio di fuga.

Ogni chilometro conquistato dagli Alleati costava uomini e mezzi.

Per questo la storia di Falaise non può essere raccontata soltanto attraverso Patton.

Le forze canadesi ebbero un ruolo fondamentale nella chiusura settentrionale della sacca.

E insieme a loro combatterono le forze polacche.

I polacchi a Hill 262

Uno degli episodi più drammatici fu la battaglia per Hill 262, conosciuta dai polacchi come Maczuga.

La 1st Polish Armoured Division del generale Stanisław Maczek occupò la posizione.

Era un punto strategico.

Da lì i polacchi potevano controllare una delle principali vie di fuga tedesche.

Ma proprio per questo divennero il bersaglio di continui contrattacchi.

Per ore e poi per giorni, i polacchi resistettero.

Erano circondati in parte dalle forze tedesche.

Avevano bisogno di munizioni.

Avevano bisogno di carburante.

Avevano bisogno di rinforzi.

Ma continuarono a combattere.

Il loro ruolo fu fondamentale nel rendere quasi impossibile la fuga ordinata delle unità tedesche.

Chambois: il punto di contatto

Il 19 agosto 1944 le forze americane e polacche si incontrarono nella zona di Chambois.

Fu un momento decisivo.

La tenaglia si stava finalmente chiudendo.

Ma non era ancora tutto finito.

Gruppi di soldati tedeschi continuavano a tentare di attraversare il corridoio.

La battaglia rimase estremamente violenta.

I tedeschi non stavano semplicemente aspettando di essere catturati.

Attaccavano per aprirsi una via di fuga.

E i polacchi a Hill 262 continuarono a bloccare il passaggio.

Il ruolo canadese nella chiusura definitiva

Le forze canadesi continuarono a premere verso sud.

Alla fine, il corridoio fu definitivamente chiuso.

Il 21 agosto la sacca era ormai sigillata.

L’esercito tedesco in Normandia aveva subito una delle più gravi sconfitte dell’intera guerra.

Migliaia di soldati furono uccisi.

Decine di migliaia furono catturati.

Altri riuscirono a fuggire prima della chiusura completa.

Ma le forze tedesche avevano perso una quantità enorme di uomini, carri armati, artiglieria e veicoli.

La strada verso Parigi era ormai aperta.

Ma Patton si prese davvero il merito?

Qui bisogna distinguere tra la personalità di Patton e ciò che possiamo realmente dimostrare.

Patton era certamente un comandante estremamente sicuro di sé.

Amava la pubblicità.

Amava essere considerato aggressivo.

E non aveva problemi a parlare dei successi della propria armata.

Ma non abbiamo una prova definitiva che abbia cercato deliberatamente di cancellare il contributo canadese dalla storia.

La sua Terza Armata aveva effettivamente svolto un ruolo decisivo.

Le sue unità avevano sfondato il fronte.

Avevano avanzato rapidamente verso Argentan.

Avevano contribuito a trasformare il ritiro tedesco in una fuga disorganizzata.

Quindi Patton aveva buone ragioni per considerare la propria offensiva fondamentale.

Il problema nasce quando si trasforma un contributo decisivo in unico merito.

E cosa pensava Eisenhower?

Eisenhower aveva una responsabilità molto più ampia.

Non comandava soltanto gli americani.

Era il comandante supremo delle forze alleate.

Per lui, britannici, canadesi, americani, polacchi e altre forze dovevano essere considerate componenti di un’unica macchina militare.

La sua preoccupazione principale non era stabilire quale generale avrebbe ricevuto più gloria.

Era vincere la guerra.

Per questo è improbabile che Eisenhower avesse visto Falaise come una semplice vittoria personale di Patton.

La sua prospettiva doveva necessariamente essere più ampia.

La Terza Armata aveva contribuito alla vittoria.

La Prima Armata canadese aveva contribuito.

Le forze britanniche avevano contribuito.

La divisione polacca aveva avuto un ruolo straordinario.

Era una vittoria alleata.

La vera questione: chi chiuse la porta?

Questa è forse la maniera migliore per comprendere la controversia.

Patton contribuì enormemente a costruire la trappola.

I canadesi contribuirono enormemente a chiuderla.

I polacchi contribuirono enormemente a impedire che i tedeschi la attraversassero.

Gli inglesi mantennero la pressione sul fronte settentrionale.

Gli americani impedirono alle forze tedesche di ritirarsi ordinatamente verso sud.

Nessuno di questi elementi, preso isolatamente, avrebbe prodotto lo stesso risultato.

La vittoria fu il prodotto della coordinazione.

Il prezzo pagato dai soldati

Mentre i generali discutevano strategie e linee sulla carta, i soldati combattevano in condizioni terribili.

Le strade erano intasate di veicoli distrutti.

I campi erano disseminati di carri armati bruciati.

L’artiglieria tedesca colpiva le colonne alleate.

Gli aerei alleati attaccavano le vie di fuga.

Le unità polacche subirono perdite pesanti a Hill 262.

Anche i canadesi pagarono un prezzo elevato.

Gli americani non furono risparmiati.

La vittoria di Falaise non fu ottenuta da un generale seduto in un quartier generale.

Fu ottenuta da migliaia di uomini che avanzarono sotto il fuoco.

La leggenda contro la storia

La versione cinematografica della vicenda è affascinante.

Patton rivendica la vittoria.

Eisenhower lo affronta.

Il comandante supremo gli ricorda che i canadesi e i polacchi hanno fatto il lavoro decisivo.

Ma la documentazione storica non ci permette di presentare quella scena come un fatto certo.

Non conosciamo una frase autentica di Eisenhower che corrisponda esattamente alla storia popolare.

E non è necessario inventarla.

La realtà è già abbastanza drammatica.

La controversia su Falaise dimostra quanto sia difficile attribuire una vittoria complessa a un solo uomo.

Patton aveva comunque motivo di essere orgoglioso

Non bisogna cadere nell’estremo opposto.

Dire che Patton non vinse da solo non significa dire che non fu fondamentale.

La sua Terza Armata era una delle formazioni più efficaci dell’esercito americano.

La velocità con cui attraversò la Francia fu straordinaria.

Patton seppe sfruttare il collasso tedesco meglio di molti altri comandanti.

La sua offensiva contribuì direttamente alla distruzione del Gruppo d’armate B.

Quello era un risultato enorme.

Ma una cosa è dire:

“Patton ebbe un ruolo decisivo.”

Un’altra è dire:

“Patton vinse da solo la battaglia di Falaise.”

La prima affermazione è sostenibile.

La seconda semplifica troppo la realtà.

La lezione di Eisenhower

Forse questo è il punto più importante.

Eisenhower comprendeva che la guerra moderna non sarebbe stata vinta dal generale più aggressivo.

Sarebbe stata vinta dalla coalizione che riusciva a coordinare meglio le proprie forze.

Gli Alleati avevano opinioni diverse.

Avevano eserciti diversi.

Avevano equipaggiamenti diversi.

Avevano culture militari diverse.

E avevano comandanti con personalità completamente differenti.

Patton era aggressivo.

Bradley era metodico.

Montgomery era prudente e meticoloso.

I comandanti canadesi e britannici avevano le proprie concezioni operative.

Maczek guidava una formazione polacca che combatteva per la liberazione di un continente che la Polonia aveva perso.

Eisenhower doveva far funzionare tutto questo insieme.

La vera vittoria di Falaise

Alla fine, quindi, la domanda “chi vinse Falaise?” ha una risposta molto semplice:

gli Alleati.

Patton contribuì a distruggere la capacità tedesca di resistere.

I canadesi contribuirono alla chiusura della sacca.

I polacchi bloccarono una delle vie di fuga più importanti.

Gli inglesi mantennero la pressione.

E le forze aeree alleate trasformarono le strade di Normandia in trappole mortali.

Nessun singolo generale può rivendicare tutto.

Conclusione

La storia secondo cui Eisenhower avrebbe furiosamente rimproverato Patton per essersi preso il merito della vittoria canadese è affascinante, ma non dovrebbe essere presentata come un dialogo storico verificato senza una fonte primaria.

La realtà è più interessante.

Falaise fu il risultato di una gigantesca operazione combinata.

Patton fu fondamentale, ma non fu solo.

I canadesi furono fondamentali, ma non furono soli.

I polacchi furono fondamentali, soprattutto a Hill 262.

E Eisenhower comprese una cosa che nessun singolo generale poteva permettersi di dimenticare:

la guerra non era una gara per stabilire chi avrebbe ricevuto la gloria.

Era una guerra di coalizione.

E a Falaise, americani, canadesi, britannici e polacchi lavorarono insieme per infliggere all’esercito tedesco una delle sue più devastanti sconfitte in Occidente.

Patton poteva correre più veloce.

I canadesi potevano combattere più duramente.

I polacchi potevano resistere quando sembrava impossibile.

Ma fu la combinazione di tutti loro a chiudere la trappola.

E questa è la vera storia della vittoria di Falaise.

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