Andy Burnham’s small boats record worse than Keir Starmer’s in first three weeks. hyn

Crossings are down by 42% on last year. @andyburnham has been the PM for  little over 3 weeks. Have we checked the shipping forecast for English  Channel in that 3 week period.

Andy Burnham e i piccoli battelli: il bilancio delle prime tre settimane scatena nuove polemiche

Starmer's fight on three fronts: Andy Burnham, boats and budget

Il tema dell’immigrazione torna al centro della politica britannica, e questa volta sotto i riflettori c’è Andy Burnham.

Secondo un’analisi pubblicata da GB News, nelle prime tre settimane dall’arrivo di Burnham a Downing Street, più di 3.000 migranti avrebbero raggiunto le coste britanniche attraversando la Manica su piccoli battelli. La cifra viene utilizzata dalla testata per sostenere che il bilancio iniziale di Burnham sul fenomeno delle traversate sia peggiore di quello registrato da Keir Starmer nello stesso periodo all’inizio del suo mandato.

Il dato ha immediatamente alimentato le critiche nei confronti del nuovo governo e ha riaperto una delle questioni più difficili della politica britannica: come fermare le traversate irregolari della Manica senza limitarsi a spostare il problema da un anno all’altro.

Un problema che non è iniziato con Burnham
Number of people crossing in small boats tops 2,000 since Andy Burnham  became PM | ITV News

Prima di valutare il bilancio delle prime settimane di Burnham, è importante ricordare che le traversate della Manica con piccoli battelli non sono un fenomeno nato con il nuovo primo ministro.

Per anni, diversi governi britannici hanno cercato di ridurre gli attraversamenti organizzati dai trafficanti. Le politiche sono cambiate più volte, così come gli accordi con la Francia e le misure per accelerare l’esame delle domande di asilo.

Il problema, tuttavia, è rimasto.

Il Canale della Manica continua a rappresentare una delle principali rotte utilizzate da persone che cercano di raggiungere il Regno Unito senza passare attraverso i normali canali di ingresso.

Il viaggio è estremamente pericoloso. Le imbarcazioni utilizzate dai trafficanti sono spesso sovraffollate e poco adatte a condizioni meteorologiche difficili.

Per questo motivo, dietro i numeri delle statistiche migratorie ci sono anche questioni umanitarie e di sicurezza.

Il confronto con Keir Starmer

La parte più controversa della nuova analisi riguarda il confronto diretto con Keir Starmer.

L’argomento dei critici di Burnham è semplice: se nelle prime tre settimane del suo governo sono arrivate più di 3.000 persone attraverso la Manica, allora il nuovo primo ministro non sarebbe riuscito, almeno inizialmente, a ottenere risultati migliori rispetto al suo predecessore.

Ma confrontare periodi così brevi può essere problematico.

Il numero di traversate può variare notevolmente in base al clima, alle condizioni del mare, alle attività dei trafficanti e alle operazioni delle autorità francesi e britanniche. Una singola giornata con condizioni meteorologiche favorevoli può produrre un numero elevato di attraversamenti.

Per questo motivo, il dato delle prime tre settimane è certamente politicamente interessante, ma non è sufficiente da solo per stabilire se una politica migratoria sia efficace nel lungo periodo.

La pressione politica su Burnham

Nonostante ciò, il nuovo primo ministro si trova davanti a una pressione politica considerevole.

La questione dei piccoli battelli è diventata uno dei simboli più potenti del dibattito sull’immigrazione nel Regno Unito. Ogni nuovo arrivo viene infatti interpretato dai partiti di opposizione come una prova del fatto che il governo non abbia il controllo dei confini.

Reform UK, in particolare, ha costruito una parte importante della propria identità politica proprio sulla promessa di adottare misure più dure contro l’immigrazione irregolare.

Questo mette Burnham in una posizione difficile.

Se il governo adotta misure più severe, rischia di essere accusato di abbandonare alcuni principi tradizionalmente associati alla sinistra britannica.

Se invece mantiene un approccio più moderato, gli oppositori possono accusarlo di essere incapace di fermare le traversate.

I trafficanti sono al centro della questione

Una delle difficoltà principali è che le persone che arrivano sulle coste britanniche non organizzano necessariamente da sole il viaggio.

Dietro molte traversate ci sono reti criminali che offrono il trasporto attraverso la Manica in cambio di denaro.

Per questo motivo, i governi britannici hanno ripetutamente sostenuto che una soluzione efficace debba colpire le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani, non soltanto le persone che arrivano sulle coste.

Il problema è che smantellare queste reti è molto più complesso che impedire a una singola imbarcazione di partire.

I trafficanti possono cambiare rapidamente itinerari, imbarcazioni, prezzi e modalità operative.

Anche quando un gruppo criminale viene colpito, un altro può cercare di occupare lo spazio lasciato libero.

La Francia rimane fondamentale

Un altro elemento essenziale è il rapporto tra Londra e Parigi.

La Manica separa fisicamente i due Paesi, ma la gestione delle traversate richiede una stretta cooperazione tra le autorità britanniche e francesi.

Il Regno Unito può aumentare i controlli sulle proprie coste, ma molte imbarcazioni partono dal territorio francese.

Questo significa che la prevenzione deve iniziare anche prima che i migranti raggiungano l’acqua.

La cooperazione con la Francia comprende pattugliamenti, intelligence, contrasto alle reti criminali e tentativi di impedire che le persone raggiungano i punti di partenza.

Qualsiasi strategia britannica che ignori questo elemento rischierebbe quindi di essere incompleta.

La questione degli hotel

Le traversate sono soltanto una parte della crisi migratoria.

Una volta arrivati nel Regno Unito, i richiedenti asilo che necessitano di sistemazione devono essere ospitati mentre le loro richieste vengono esaminate.

Questo ha prodotto una forte pressione sul sistema di accoglienza e ha contribuito all’utilizzo di hotel, una politica che è diventata estremamente controversa.

Il governo vuole ridurre questi costi e trovare strutture alternative.

Ma anche questa soluzione presenta difficoltà.

Quando vengono individuati nuovi centri di accoglienza, le comunità locali possono protestare, soprattutto se ritengono che il numero di persone ospitate sia sproporzionato rispetto alle dimensioni della zona o che le autorità non abbiano consultato adeguatamente i residenti.

È proprio in questo contesto che si inserisce il recente dibattito sulla richiesta di distribuire i richiedenti asilo anche nelle aree più ricche del Paese.

Il problema non è soltanto il numero degli arrivi

Guardare esclusivamente al numero di persone che attraversano la Manica rischia di semplificare eccessivamente il problema.

Il governo deve affrontare almeno quattro questioni contemporaneamente.

La prima è prevenire le traversate pericolose.

La seconda è combattere le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico.

La terza è esaminare rapidamente le domande di asilo, evitando che le persone rimangano per periodi molto lunghi nel sistema di accoglienza.

La quarta è gestire in modo sostenibile le persone che hanno diritto alla protezione, garantendo loro sistemazioni adeguate.

Se una di queste componenti fallisce, la pressione può semplicemente spostarsi altrove.

Cosa può fare Burnham?

Per Burnham, le prossime settimane saranno quindi particolarmente importanti.

Un governo appena insediato non può realisticamente trasformare una situazione complessa in pochi giorni. Tuttavia, le prime settimane sono fondamentali per stabilire la direzione politica e dimostrare agli elettori che esiste un piano concreto.

Il governo dovrà mostrare non soltanto quali obiettivi vuole raggiungere, ma anche come intende misurarne i risultati.

Se il numero delle traversate rimarrà elevato, i critici continueranno a sostenere che le politiche non funzionano.

Se invece gli arrivi diminuiranno nei mesi successivi, Burnham potrà sostenere che le misure adottate stanno producendo effetti.

Per questo motivo, il confronto basato esclusivamente sulle prime tre settimane potrebbe diventare meno significativo con il passare del tempo.

Una battaglia anche comunicativa

La questione migratoria è ormai anche una battaglia di comunicazione politica.

Per l’opposizione, ogni nuovo arrivo rappresenta un’occasione per accusare il governo di aver perso il controllo delle frontiere.

Per il governo, invece, è necessario spiegare che il fenomeno non può essere risolto con uno slogan.

Entrambe le parti cercano quindi di definire il significato dei numeri.

Un aumento degli arrivi può essere presentato come un fallimento politico. Una diminuzione può essere utilizzata come prova del successo di una determinata strategia.

Ma dietro queste interpretazioni ci sono dinamiche molto più complesse, tra cui le condizioni meteorologiche, le attività delle reti criminali, le politiche francesi e britanniche e i movimenti migratori internazionali.

La vera prova arriverà nei prossimi mesi

Il dato delle prime tre settimane è certamente significativo dal punto di vista politico: oltre 3.000 arrivi rappresentano un numero che Burnham non può facilmente ignorare.

Ma è ancora troppo presto per stabilire se questo rappresenti un fallimento duraturo della nuova strategia.

La vera prova sarà capire se il governo riuscirà a ridurre gli attraversamenti nel medio e lungo periodo, a smantellare le reti dei trafficanti e a rendere più efficiente il sistema di asilo.

Nel frattempo, la pressione continuerà ad aumentare.

Gli elettori chiedono risultati. Le comunità locali chiedono maggiore controllo sulle decisioni relative all’accoglienza. Le autorità devono affrontare il rischio delle traversate pericolose. E i partiti di opposizione sono pronti a utilizzare ogni nuovo dato per mettere in discussione la credibilità del governo.

Per Andy Burnham, quindi, il problema dei piccoli battelli potrebbe diventare rapidamente una delle sfide politiche più importanti del suo mandato.

Le prime tre settimane hanno offerto ai suoi critici un’arma politica potente. Ora Burnham dovrà dimostrare che il suo governo può trasformare quella che oggi appare come una situazione difficile in risultati concreti.

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