Assediati a Tobruk: la mossa degli australiani che sorprese persino Rommel. hyn

Assediati a Tobruk: la mossa degli australiani che sorprese persino Rommel

Aprile 1941. Tobruk, Libia.

Il sole del deserto cade implacabile sulle mura polverose della fortezza di Tobruk. Dall’alto delle postazioni difensive, il maggiore generale australiano Leslie Morshead osserva l’orizzonte con il binocolo. Ovunque guardi vede colonne di fumo, mezzi corazzati e soldati nemici.

La città è completamente circondata.

All’interno del perimetro difensivo si trovano circa 14.000 soldati australiani, insieme a reparti britannici e ad altre unità alleate. All’esterno li attendono quasi 25.000 soldati tedeschi e italiani, supportati da carri armati, artiglieria pesante e dall’aviazione.

A guidare l’offensiva c’è il generale Erwin Rommel, già diventato famoso come la “Volpe del Deserto”. In poche settimane ha ribaltato la situazione in Nord Africa, costringendo gli Alleati a una lunga ritirata attraverso la Cirenaica.

Ora il suo obiettivo è uno solo.

Tobruk.

Quella città apparentemente insignificante possiede l’unico grande porto naturale tra l’Egitto e la Tunisia. Chi controlla Tobruk controlla la logistica dell’intera campagna nel deserto.

Se Rommel conquista il porto, gli Alleati perderanno il loro principale punto di rifornimento. La strada verso l’Egitto e il Canale di Suez potrebbe aprirsi, mettendo in pericolo le comunicazioni dell’Impero britannico con il Medio Oriente, l’India e l’Estremo Oriente.

Per Londra, perdere Tobruk non è un’opzione.

Gli ordini arrivati dal comando britannico sono semplicissimi:

Resistere. A qualsiasi costo.

Secondo la dottrina militare tradizionale, un esercito circondato deve fortificare le proprie posizioni, risparmiare munizioni e attendere l’arrivo dei soccorsi.

Molti ufficiali ritengono che gli australiani non potranno resistere più di qualche settimana.

Rommel stesso è convinto che la città cadrà rapidamente.

Ma Leslie Morshead ragiona in modo completamente diverso.

Secondo lui, una forza che resta passivamente dietro le proprie difese è destinata, prima o poi, a essere logorata.

Decide quindi di fare l’impensabile.

Invece di aspettare gli attacchi tedeschi, saranno gli australiani ad attaccare.

Quasi ogni notte, piccoli gruppi attraversano il filo spinato e si infiltrano nel deserto. Colpiscono le postazioni avanzate dell’Asse, catturano prigionieri, distruggono depositi di munizioni, piazzano mine e rientrano prima dell’alba.

Queste continue incursioni impediscono ai tedeschi di lavorare con tranquillità.

Ogni nuova batteria d’artiglieria rischia di essere assaltata.

Ogni campo avanzato può essere colpito nel cuore della notte.

Nessuna posizione è davvero sicura.

Gli australiani iniziano persino a lanciare improvvisi contrattacchi contro le trincee nemiche, conquistando terreno e costringendo Rommel a spostare continuamente uomini e mezzi.

Il comandante tedesco rimane sorpreso.

Si aspettava una guarnigione esausta e sulla difensiva.

Si trova invece davanti soldati aggressivi, determinati e imprevedibili.

Nel frattempo il porto continua a funzionare.

Ogni notte piccole navi della Royal Navy riescono a entrare nel porto sotto il fuoco dell’artiglieria e dei bombardieri tedeschi. Portano viveri, carburante, munizioni e rinforzi. Ripartono caricando feriti e personale evacuato.

Per questo i soldati iniziano a chiamarle affettuosamente “Tobruk Ferry Service”.

La Luftwaffe bombarda quotidianamente il porto.

L’artiglieria martella senza sosta le difese.

Le tempeste di sabbia rendono ogni operazione ancora più difficile.

Eppure la città continua a resistere.

Settimana dopo settimana.

Mese dopo mese.

L’assedio, che Rommel immaginava breve, si trasforma in un enorme problema logistico.

Ogni giorno trascorso davanti a Tobruk significa carburante consumato, munizioni utilizzate e preziose divisioni immobilizzate.

Le forze dell’Asse non possono sfruttare pienamente i loro successi nel deserto perché migliaia di uomini sono costretti a mantenere il blocco della città.

Infine, nel novembre 1941, l’Operazione Crusader lanciata dagli Alleati rompe l’assedio.

Dopo 242 giorni, Tobruk è finalmente libera.

La resistenza australiana diventa una delle pagine più celebri della campagna del Nord Africa.

Molti storici ritengono che quella lunga difesa abbia rallentato l’offensiva di Rommel nel momento decisivo, contribuendo a impedire una rapida avanzata verso l’Egitto e il Canale di Suez.

La lezione di Tobruk rimane ancora oggi straordinaria.

Gli australiani erano inferiori di numero.

Erano isolati.

Subivano bombardamenti quasi quotidiani.

Eppure rifiutarono di comportarsi come un esercito assediato.

Trasformarono la difesa in un’offensiva continua, costringendo il nemico a reagire invece di comandare il ritmo della battaglia.

Fu una scelta rischiosa.

Ma cambiò il corso di uno degli assedi più importanti della Seconda guerra mondiale.

Discuss More news

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *