I comandanti degli U-Boot tedeschi derisero le piccole portaerei di scorta… finché non trasformarono l’Atlantico in una trappola mortale
14 gennaio 1943. Oceano Atlantico settentrionale, a ovest dell’Irlanda.
Il mare è nero, agitato da onde immense che si infrangono sotto un cielo invernale senza stelle. All’interno dello scafo d’acciaio dell’U-456, il Kapitänleutnant Max Teichert si tiene saldo mentre il sommergibile oscilla violentemente. L’aria è densa di gasolio, umidità e sudore. Il rumore dei motori diesel e delle pompe riempie ogni angolo del battello.
Per uomini come Teichert, l’Atlantico è ormai un territorio di caccia.
Da mesi gli U-Boot tedeschi stanno infliggendo perdite devastanti agli Alleati. Navi mercantili cariche di carburante, cibo, armi e soldati vengono silurate quasi ogni settimana. Karl Dönitz è convinto che, continuando con quel ritmo, la Gran Bretagna finirà soffocata dalla mancanza di rifornimenti.
Quando la radio intercetta il rapporto di un altro sommergibile del branco, tutto sembra confermare quella convinzione.
Un convoglio alleato.
Mercantili lenti.
Poche unità di scorta.
Un bersaglio ideale.
Poi arriva un’ultima frase.
“Flugzeugträger… klein.”
Una portaerei.
Piccola.
Nel sommergibile qualcuno sorride. Qualcun altro ride apertamente.
Una portaerei di scorta.
Per molti comandanti tedeschi quelle navi rappresentano poco più di una curiosità. Costruite rapidamente su scafi mercantili, lente, scarsamente corazzate e con appena una ventina di aerei a bordo, sembrano incapaci di influenzare una battaglia navale.
Non sono le gigantesche portaerei della Marina statunitense.
Non sono nemmeno le grandi unità della Royal Navy.
Sono semplicemente navi improvvisate.
Ed è proprio questo errore di valutazione che cambierà la guerra.
Fino al 1943 gli U-Boot sfruttano una debolezza fondamentale degli Alleati: il cosiddetto “vuoto aereo” dell’Atlantico centrale. Gli aerei basati a terra non hanno autonomia sufficiente per proteggere l’intera traversata dei convogli. Esiste quindi una vasta zona dell’oceano in cui i sommergibili possono emergere, ricaricare le batterie, coordinarsi via radio e attaccare quasi indisturbati.
Le portaerei di scorta nascono per eliminare proprio quel vuoto.
Pur essendo piccole, possono trasportare caccia e aerosiluranti capaci di pattugliare costantemente il convoglio. Ogni sommergibile individuato in superficie rischia di essere attaccato nel giro di pochi minuti.
All’inizio i comandanti tedeschi continuano a sottovalutarle.
Ma presto la realtà diventa impossibile da ignorare.
Gli aerei decollano in qualsiasi momento della giornata.
Costringono gli U-Boot a rimanere immersi per periodi sempre più lunghi.
Consumano rapidamente le batterie.
Riducono drasticamente la velocità.
Impediscono di coordinare gli attacchi dei branchi di lupi.
E quando un sommergibile viene localizzato, gli aerei guidano direttamente cacciatorpediniere e fregate verso il bersaglio.
La situazione si capovolge.
I cacciatori diventano le prede.
Nel corso della primavera del 1943 gli Alleati introducono contemporaneamente radar sempre più efficienti, sonar migliorati, armi antisommergibile più efficaci e un numero crescente di portaerei di scorta. L’integrazione di queste tecnologie cambia completamente la Battaglia dell’Atlantico.
Il mese di maggio 1943 entrerà nella storia come il “Maggio Nero” degli U-Boot.
Decine di sommergibili vengono affondati in poche settimane.
Le perdite sono talmente elevate che Karl Dönitz è costretto a ritirare temporaneamente gran parte della flotta dall’Atlantico settentrionale, riconoscendo che la strategia seguita fino a quel momento non è più sostenibile.
Quelle piccole navi, derise perché lente e apparentemente insignificanti, avevano contribuito a spezzare il dominio dei sommergibili tedeschi.
Le portaerei di scorta non possedevano la potenza delle grandi portaerei da battaglia.
Non combattevano giganteschi scontri aeronavali nel Pacifico.
Ma svolsero un compito forse ancora più importante: mantennero aperta la rotta dell’Atlantico, garantendo l’arrivo continuo di uomini, carburante, cibo e armamenti in Gran Bretagna.
Senza quei convogli, gli Alleati avrebbero avuto enormi difficoltà a preparare le campagne in Nord Africa, in Italia e, infine, lo sbarco in Normandia.
A volte la storia non cambia grazie all’arma più grande o alla nave più potente.
A volte basta un progetto considerato mediocre, sottovalutato dal nemico e impiegato nel momento giusto.
Le piccole portaerei di scorta furono esattamente questo: un’idea apparentemente modesta che contribuì a trasformare l’Atlantico da terreno di caccia degli U-Boot in una trappola mortale per gli stessi sommergibili tedeschi.
